Ricordiamo lo scrittore messicano Carlos Fuentes, riproponendo un articolo di Ranieri Polese apparso sul Corriere della Sera di ieri, 15 maggio 2012
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«La mia è una generazione di transizione. Ciò che noi abbiamo fatto è stato diffondere una letteratura poco conosciuta e di rendere universale la nostra creatività, senza mai negare le nostre radici nelle manifestazioni più profonde e brillanti della letteratura in lingua spagnola». Così diceva nel 1990 Carlos Fuentes — morto ieri in un ospedale di Città del Messico — parlando con Fabio Rodríguez Amaya, un amico latinoamericano, che insegnava e pubblicava i suoi studi in Italia. Parlava » Leggi tutto
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
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Questa poesia è tratta da “Giuseppe Ungaretti, Vita di un uomo-tutte le poesie” Mondadori
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Leggi Ungaretti su wikipedia
L’uomo sudava; era un’afosa giornata d’estate. Con lui c’erano la moglie e la figlia di quattro anni. La bambina indossava un grazioso abito di cotone rosso, corto e senza maniche. Aveva capelli lunghi, raccolti in una coda, che sembravano di seta e due piccole spille rosse con fiori bianchi sulle punte. La sua carnagione era luminosa e candida come una bambola di porcellana e le sue guance erano rosee e delicate. Le spalle erano carnose e rotonde e il collo esile.
“Guarda che bella!” disse il padre indicandole una giostra con cavalli bianchi che si muovevano su e giù. L’uomo teneva » Leggi tutto
Riproponiamo qui un articolo scritto in occasione del cinquantenario della morte di Robert Walser, una delle maggiori voci letterarie del ‘900 europeo. L’articolo di Regazzoni era apparso su Repubblica del 21 dicembre 2006.
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Nel primo pomeriggio del giorno di Natale del 1956, il corpo di Robert Walser, scrittore fragile e tenace, fu trovato nella neve, senza vita, lungo il sentiero che conduce alla Wachtenegg, la sommità occidentale del Rosenberg, cantone dell’ Appenzell, Svizzera tedesca. A detta dei due ragazzi della fattoria lì accanto che per primi gli si avvicinarono, Walser giaceva con un’ espressione tranquilla, la testa reclinata di lato » Leggi tutto
Divento vecchia, vecchia
senza di te, Madre, paesaggio
del mio cuore. Nessun bambino, nessuna figlia si è
[mossa
tra le mie ossa, ed è uscita
urlando, vestita del suo mantello di sangue
come ho fatto io
un tempo, attraverso la tua impalcatura pelvica,
[allungandola
come una forcella, la tua pelle più tenera
tesa sul suo arco e irrigidita
contro il dolore. Sono scivolata fuori come una freccia,
[ma non prima
che l’ostetrica
affondasse fino al polso e guidasse
la mia testa confusa verso il suo primo bersaglio. Il
[forcipe
può, in quell’unico istante, aver ottenuto
quello che tu e quella buona donna » Leggi tutto
Riproponiamo qui un articolo di Neil Gaiman –apparso sul The Sunday Time magazine– dedicato al prossimo libro di Stephen King, apparso in traduzione italiana sul D di Repubblica del 12 maggio 2o12.
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La prima volta che incontrai Stephen King fu nel 1992, a Boston. Entrai nella sua suite d’albergo, conobbi sua moglie Tabitha, per gli amici Tabby, e i suoi figli allora adolescenti, Joe e Owen. Parlammo di scrittura e di scrittori, dei fan e della fama. “Se dovessi rinascere”, mi disse King, “rifarei tutto quanto da capo. Anche le cose brutte. Ma non quello spot dell’American Express. In America, » Leggi tutto
Senza senso,
come stirare lenzuoli
e asciugamani, per
poter dire che
il vapore del ferro è
il tuo sudore,
dire che c’hai
quasi lasciato le dita
nella torta per me,
a me, a cui lo sai che
piace solo il pane.
Di questo film
di martirio
– di cui pure
le luci tu hai curato –,
non c’è trama,
solo un giro di specchi,
solo il caldo di fiato
dentro un forno.
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Questa poesia è tratta dal volume “Elisa Biagini, L’ospite”, Einaudi 2004
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Elisa Biagini è nata nel 1970 a Firenze, dove attualmente vive.Ha studiato e insegnato scrittura creativa a New York per alcuni anni, periodo in cui ha pubblicato poesie » Leggi tutto
Arriva quasi correndo, come se avesse lasciato in sospeso qualcosa di fondamentale. Ha i capelli raccolti, qualche ciocca bionda fuoriesce dal concio. Non ha trucco, un viso curato e pulito.
– Devo cambiare le tende – dice, senza salutare — Non ci stanno proprio con i colori della casa. Le avevo già montate, ho dovuto toglierle. Domani arriva mio figlio e voglio che sia tutto a posto –
Guarda la merce, confronta i colori con un pezzettino di stoffa che ha tagliato da non so che angolo del divano. Ne sceglie un paio azzurre, le confronta perché si possano perfettamente accostare, » Leggi tutto
La porta è socchiusa. Padre è di spalle accanto al lavandino di uno dei cessi del pianterreno. Sul tavolo c’è un cartoccio di fogli di giornale. Fratello entra. Padre non si volta a guardarlo. Riempie il lavandino d’acqua tiepida. Il cartoccio è pieno di cicche di sigarette, sono piccoli vermi bianchi, immobili, pietrificati in un movimento a zig-zag. La loro punta è nera. Dal cartoccio si spande un odore disgustoso. Le cicche sono sigarette morte. Fratello fa un passo indietro e solo allora Padre si volta a guardarlo. Prende una a una le cicche e sfarina il tabacco nell’acqua. Il » Leggi tutto
Riproponiamo qui l’intervista allo scrittore israeliano Amos Oz, a cura di Francesco Battistini, apparsa sul supllemento culturale del Corriere della sera, La lettura, del 30 aprile 2012. Di Amos Oz, la casa editrice Feltrinelli sta per pubblicare il romanzo Tra amici .
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ARAD (Israele) — Giovane Amos, gli disse un giorno il segretario del kibbutz: tu potrai anche essere Tolstoj, non dico di no, ma se qui tutti si sentono artisti, chi le munge le mucche?… «Avevo già pubblicato un libro. E chiedevo un giorno la settimana per scrivere. Ci fu una grande discussione. Mi fu concesso il giorno, purché » Leggi tutto
“Si chiama Luca Pari. Ha sedici anni.”
Appoggia il fascicolo sopra la scrivania piena di fascicoli, tazzine da caffè dimenticate, briciole. Un frammento della sua vita, protetto da una cornice d’argento, sbuca da una pila di documenti. La ritrae durante una vacanza con i suoi genitori.
Mi guarda dal bordo della montatura degli occhiali, appoggiata sulla punta del naso. Indossa una gonna marrone e una maglia scolorita con maniche lunghe che le coprono le mani. Il viso di Maria sembra una maschera bianca e triste che esce da un sipario di capelli lunghi, grigi e sottili.
Ci conosciamo dalle elementari. » Leggi tutto
Non è di me che voglio parlare: voglio piuttosto seguire l’epoca, il rumore e il germogliare del tempo. La mia memoria è nemica di tutto ciò che è personale. Se fosse per me, mi limiterei a storcere il naso pensando al passato. Non li ho mai capiti i Tolstoj, gli Aksakov, i nipoti di Bagarov, innamorati degli archivi di famiglia con le loro epiche memorie domestiche. Lo ripeto, la mia memoria è spinta dall’otilità, non dall’amore, e il suo lavorio rimuove il passato, non lo riproduce. Un raznocinec non ha bisogno della memoria, gli è sufficiente parlare dei libri che » Leggi tutto
Credo che il concetto di “tecnica” sia diverso da quello di perizia. Perizia è quanto puoi imparare da altre poesie. Perizia è abilità nel comporre. E’ ciò che fa vincere un concorso di poesia sull’ “Irish Times” o sul “New Statesman”. Si può impiegare senza alcun ricorso ai sentimenti o all’io. Sa come mandare avanti uno sfoggio competente di atletica verbale; si accontenta di essere vox et praeterea nihil, voce e nient’altro, ma non voce nel senso di “trovare una voce”. Impadronirsi della perizia è imparare a girare l’argano al pozzo della poesia. In genere si comincia col buttare il » Leggi tutto
Un grido, l’eco di un grido,
era solo un’eco che si va affievolendo…
Da bimbo nella Nuova Scozia,
guardavo il cielo,
un cielo svizzero, troppo azzurro, troppo cupo.
Una vacca sbavava fili d’erba verde,
fece un tonfo, plaff, plaff, plaff!
e tentò di spazzolarsi le mosche
a un arboscello di lillà – tutte,
via per sempre, in un sol colpo!
Nella fucina del magnano
i ferri di cavallo volavano nel buio
come piccole lune sanguigne,
roventi, sibilando, protestando,
mentre affogavano nel catino.
Ritorni e partenze e ritorni!
Mamma continuava ad andare e venire –
con me, senza di me!
Le vesti di mia » Leggi tutto
Chi cura la ferita di questa notte, il terrore
che attanaglia i piccoli,
la bambina che resta in piedi per ore nonostante la stanchezza
spaventata da una malattia invisibile?
Che faccio delle parole, Coro? Come le uso per consolare.
Premendole l’una contro l’altra come mani?
O come spugne imbevute di aceto?
Dove metto la mia sete di giustizia e quella di verità
dove dirigo il mio spavento per non spaventare chi amo?
Come possiamo dire: “massacro”
se i numeri ci frastornano e colano sulla realtà offuscandola?
Ho freddo e solo piccole tregue di ironia. Il mondo preme alle
pareti della stanza.
Sui tetti delle » Leggi tutto