Questo articolo di Craig Fehrman è apparso sul quotidiano americano The New York Times. E’ stato tradotto e pubblicato dal settimanale italiano Internazionale numero 932 del 20 gennaio 2012. Ve lo riproponiamo.
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Un bel giorno dello scorso aprile Jennifer Egan ha scoperto che il suo quarto ro– manzo, Il tempo è un bastar– do, aveva vinto il premio Pulitzer. Un paio di giorni dopo ha ricevuto un’altra buona notizia: il canale televisivo Hbo voleva trarre una serie tv dal libro. Gli scrittori sperano sempre che i loro romanzi siano trasformati in film. “È un guadagno extra”, spiega Egan, » Leggi tutto
adesso è più tempo
è parecchio più tempo
che manchi, che non vieni
se scendi, se dal limaccioso
di cielo che tieni, tu scendi
ti aspetto
poche briciole qui
solo briciole di una cena
che non ci ha ancora visti
che oro c’è che cerchi?
che oro cerchi lì fuori da me?
se entri ti aspetto
ti aspetto da parecchio
più tempo di te
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Piera Polci è nata in Calabria nel 1967. Ha interrotto gli studi dopo le scuole dell’obbligo, si è messa a lavorare molto presto e ha fatto cento mestieri » Leggi tutto
Una fila di pioppi nasconde la nostra auto a chi passa per la strada. Il biancore lunare penetra a fatica il buio. Di Amedeo vedo solo la sagoma. Respira profondamente, la fronte sulla mia guancia.
– Mi dispiace, non ho resistito, – dice.
Alza il viso, guarda in basso; gira la testa di qua e di là, cerca qualcosa.
– Forse sono nell’altra portiera, – dice ancora.
Si allunga, preme sulla mia gamba. Muovo il braccio e mi tocco la pancia. È umida e appiccicosa. Lui mi guarda.
– Aspetta, ti aiuto, – dice.
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Se lei è d’accordo, quest’intervista porterà il titolo di “Intervista con un Pierrot incrudito”. A me questa definizione da un lato piace e dall’altro sta antipatica. Pierrot infatti ha come attività principale quella di assumere una certa aria, ma Lei non è così, Lei guarda sbigottito ciò che proviene non si sa bene da dove, passa attraverso di Lei e Lei poi ne fa un testo scritto, il quale poi ha una sua vita autonoma e avventurosa…
Ma no! Solo il critico Vàclav Cerny mi ha aperto gli occhi, solo l’anno scorso ho individuato in uno studio che Cerny » Leggi tutto
Il cantiere è in cima alla collina. Una piccola montagna tonda, subito fuori la città. Con la bicicletta riesco a fare qualche decina di metri, poi scendo e la porto a mano. Oggi è freddo. Non riesco a scaldarmi. I pantaloni sono quelli che usavo questa estate, nei giorni di pioggia. Ho tre paia di calze, una sopra l’altra. Le compro dai cinesi. Cinque euro dieci paia. Un pantalone quindici euro.
Il cantiere è aperto da sei mesi. Faccio il muratore. Anche mio padre è muratore. Forse anche mio nonno. In Albania gli uomini non lavorano. Le donne lavorano. Gli » Leggi tutto
Non sono diventato quello che avrei voluto ma non invidio chi c’è riuscito. Molto dipende dal punto di partenza ed io ero svantaggiato dalla nascita. Sono un pollo. E non lo dico tanto per denigrarmi. Non è una metafora. Sono proprio un pollo, e per di più di batteria. Cresciuto in un capannone con altri millecinquecento, del tutto simili a me. Inutile sperare di diventare una gallinella, un fagiano o addirittura un pavone. Quando apri gli occhi e ti ritrovi nell’allevamento di Montefiore Conca, è meglio che te ne fai una ragione: la fine che ti attende è in un » Leggi tutto
Tutti i versi che ho scritto, da vent’anni a questa parte, sono in forma chiusa: sonetti, madrigali, sestine, ottave, terzine dantesche, distici, serventesi classici e, ultimamente, quartine.
Se vent’anni fa qualcuno mi avesse chiesto:“Perché quest’ossessione della forma?”, avrei risposto:“Perché sono una persona sensuale, incline al piacere dei sensi, e soprattutto a quello dell’udito”. Perché il piacere che dà una ripetizione ordinata di suoni e di ritmi è un piacere sensuale. Perché la poesia è canto, e “incantamento”, aiuta persino a respirare bene. Infatti, sulla base della sua struttura fonico-sintattica, ogni lingua ha generato un suo verso di elezione, che per » Leggi tutto
Da un Tempo altro –da un altro Tempo
correvano a me le sue parole
da un Tempo che io non conoscevo
non potevo conoscere –nonostante
anni sei e mesi sei e giorni sei
di matrimonio stretto
Mi guardò con occhi fatti neri –non sereni
inquieti dal silenzio
Poiché anche questo –ho poi io creduto
con molta certo difficoltà di pensiero
che il suo fosse l’occhio –muto
di chi ha potuto vedere l’Estremo
la paura –immobile– per l’impossibilità di ritrarsi
dall’Assoluta –atroce– possibilità di fare
Per questo –allora– avevo –a volte
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Questa è la traduzione di un’intervista alla scrittrice belga, realizzata nel gennaio 2008 dalla giornalista iraniana Saeed Kamali Dehghan, della Revue de Téhéran. L’abbiamo tratta dal suo sito ufficiale, dove è possibile leggere la versione originale, in inglese o in francese.
In Italia i libri di Amélie Nothomb sono stati pubblicati dalla casa editrice Voland. L’ultima sua opera è “Una forma di vita”, apparsa in Italia nel 2011.
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Quale è stata la sua reazione, quando ha saputo che i suoi libri sarebbero stati tradotti in persiano?
Mi ha fatto una grande, » Leggi tutto
“E’ un ottimo guanto”.
“Ottimo, non c’è che dire”, aggiunsi. L’uomo mi guardò e sorrise imbarazzato.
“Lo direi anche se questa non fosse la mia pelletteria. Se, camminando per le vie del centro– sebbene io odi lo struscio e le vie d’acciottolato– insomma”, continuai, “se casualmente in una vetrina vedessi un paio di guanti così belli, le giuro che entrerei e li acquisterei subito. E poi scapperei via per la vergogna di non aver in vendita io, nel mio negozio, un paio di guanti così!”
“Ha ragione”, disse l’uomo. “E’ veramente un bel paio di guanti. Li posso indossare?”
“Certo”, » Leggi tutto
Aspettiamo,
aspettiamo un pianto del petto un lacrimare caldo
e mani che scavano e scavano nel sozzame del grembo
basterebbe una testa parlante di burattino
per rispondere alle vostre domande non guardando
non guardare e stare là
là dove il commuoversi ha infinite corolle sul petto
e angeli scendono a sfiorarci la testa
mentre con mani nel grembo aspettiamo,
aspettiamo.
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Piera Polci è nata in Calabria nel 1967. Ha interrotto gli studi dopo le scuole dell’obbligo, si è messa a lavorare molto presto e ha fatto cento mestieri diversi: colf, cameriera, imbianchina, educatrice, cuoca. Decisa a inseguire la sua passione per la » Leggi tutto
Tuto è corpo d’amore
la tera ‘l cielo ‘l pà
i ucelli de cità
spenati, senz’unore,
gati cessi arboreli
drento l’aiole grame,
l’esse sazi e avé fame,
el còce sui forneli
-‘stora de mezogiorno–
de mile e mile pasti,
i luoghi streti e i vasti
liberi dal contorno,
i scolari che sorte
in massa da le scole
e le composte fiole
de sé più méio acorte,
i operai del cantiere
co’ le sue azzure tute
(intelligenze mute
coi tapi del potere)
i ladri i questurì
sempre dal sud sortiti
–musi guzi aneriti
schiene da signorsì-
le casalinghe (strane
anime d’umidicio)
quele che va » Leggi tutto
Riproduciamo qui una lunga intervista al poeta francese –a cura di Philippe Delaroche e Batptiste Liger– apparsa sul settimanale francese L’Express del 22 novembre del 2010, sul cui sito è possibile leggere la versione originale.
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Il quartiere di Montmartre, dove abita, non è certo uno dei più luminosi e neppure carico degli elementi pittoreschi che rendevano scoppiettante il film “Il favoloso mondo di Amèlie” e, tuttavia, dalle finestre del palazzo che delimita il tratto di rue Lepic, quando svolta a gomito, man mano che sale, si spera sempre di poter cogliere, da lontano, l’eco dei » Leggi tutto
Tetra, umida e colma d’echi è l’aria;
dolce è il bosco e non pauroso. La croce
leggera di passeggiate solitarie
in spalla porterò di nuovo, docile.
E verso la patria indifferente s’alza
di nuovo –anatra selvatica– un rimbrotto:
ad un vivere oscuro prendo parte
e del mio star qui solo non ho colpa.
Rintrona uno sparo. Sopra il lago
sonnolento è greve adesso il volo
delle anatre, e si specchiano nell’acqua
pini che il doppio essere frastorna.
Cielo opaco dallo strano riverbero -
nebbioso dolore universale–
oh, lascia che rimanga anch’io nebbioso
e lascia che per te non provi amore.
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Mi convertii alla prosa, e scrivere divenne il mio mestiere. In principio ero scarsamente consapevole della natura e delle leggi del linguaggio, e non mi lambiccavo sul sistema di regole che governano l’esposizione. Scrivere era, così ritenevo, un processo naturale. Lo scrittore produceva parole così come l’albero produce foglie. Oppure, volendo essere più eleganti, come l’ostrica crea una perla intorno all’intruso, raschiante granello di sabbia. Quest’ultima immagine me la offrì T.S.Eliot, che a sua volta l’aveva presa dal poeta inglese A.E. Housman.
Naturalmente –sebbene per mio conto e con lentezza– imparai una certa tecnica. Raccoglievo nozioni e quindi scrivevo di » Leggi tutto