Libri e autori/Yu Hua: Ho scritto dell’odio, non potendo scrivere dell’amore
Intervista di Maria Rita Masci dal sito www.treccani.it del 13-01-06
Yu Hua è considerato uno dei più importanti scrittori cinesi della nuova generazione. L’intervista curata da Maria Rita Masci, esperta di letteratura cinese contemporanea e traduttrice, di tutti i suoi libri, è stata realizzata in occasione della pubblicazione Einaudi della raccolta di racconti Torture.
Di seguito all’intervista, la bibliografia della letteratura cinese contemporanea tradotta in italiano
La tua forma narrativa ha subito trasformazioni dagli esordi a oggi? Che fase della tua produzione rappresentano i racconti che stanno uscendo in questi giorni in Italia?
Le mie opere hanno subito un cambiamento enorme. Prima degli anni 1986-87, periodo a cui risalgono i miei primi successi, risentivo molto dell’influenza di Kawabata e del suo stile accennato, tra il dire e il non dire. Negli anni ‘80 in Cina si produceva una narrativa in cui le cose venivano descritte in modo netto e preciso, se si trattava di lacrime si parlava di lacrime, se era odio di odio, mentre a me piaceva molto quel suo modo indiretto e sfumato di raccontare.
In seguito, però, quell’influenza si è trasformata in una forza inibente e ho cambiato stile. La svolta è stata rappresentata dal racconto A diciotto anni me ne sono andato di casa. Avevo letto su un giornale che un camion carico di mele era stato derubato. Storie del genere non è che non accadessero all’epoca, ma certo non venivano pubblicate sui giornali. Il fatto mi fece riflettere e decisi di scrivere una storia ispirata a quell’episodio. Il racconto narra di un ragazzo che lascia la sua casa per fare esperienza del mondo e viene derubato della borsa dal guidatore del camion di mele che a sua volta era stato depredato del carico di frutta. È stato un momento cruciale nello sviluppo di una mia forma narrativa, desideravo scrivere proprio una storia così, dove, senza ragione, un uomo deruba un ragazzino, peraltro non responsabile del furto da lui precedentemente subito. Mentre scrivevo, mi chiedevo se il racconto sarebbe stato pubblicato o ci sarebbero stati problemi, allora non era come oggi che tutte le riviste chiedono i miei contributi. Fortunatamente, in quel periodo “Letteratura di Pechino”, una rivista letteraria della capitale che aveva già pubblicato alcuni miei racconti, organizzò un convegno al quale venni invitato poiché mi consideravano uno scrittore con un futuro. Li Tuo, uno dei critici più importanti dell’epoca, trovò molto bello il racconto e lo promosse. Devo molto a Li Tuo e al suo sostegno.
I quattro racconti scelti per l’edizione italiana sono rappresentativi di alcune specificità della mia scrittura. 1986 è il primo racconto violento che ho scritto, dove un uomo si brucia il viso, si taglia le carni, si sega le ossa, emette lunghi gemiti, ma non si capisce se prova dolore. È stato un modo per narrare la Rivoluzione culturale ed è un racconto che mi ha molto turbato. Un tipo di realtà è il testo più maturo che ho scritto. Poi ho sperimentato una struttura narrativa priva di protagonista ma con molti personaggi, tutti sullo stesso piano e distinti non da nomi propri ma da lettere e numeri. Vivere! (Donzelli, 1997, trad. dal cinese di Nicoletta Pesaro) e Cronache di un venditore di sangue (Torino, Einaudi, 2000, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci) segnano invece il ritorno a un tipo di romanzo più tradizionale. Io amo molto Vivere!, ma presenta dei problemi narrativi che ho invece completamente risolto in Cronache di un venditore di sangue.
Da dove viene la violenza che c’è nei tuoi racconti?
Il fatto è che io non sono uno scrittore di storie d’amore e poiché penso che due siano i sentimenti che più muovono la gente al mondo, l’amore e l’odio, non potendo scrivere dell’uno, ho scritto dell’altro. Mentre scrivevo quei racconti, di notte avevo degli incubi. Ho smesso di scriverne dopo Passato e castigo, perchè una notte ho sognato di essere io la vittima di una di quelle sessioni di critica di massa che avvenivano durante la Rivoluzione culturale, nel corso delle quali i contro-rivoluzionari venivano accusati di tutti i loro crimini e poi fucilati. Ho sognato di venir accusato come loro, di avere un grande cartello appeso al collo con sopra scritti i miei crimini. Mi accusavano di essere un assassino, di aver ucciso molta gente e mi condannavano a morte, e benché il mio cervello paralizzato dal terrore fosse completamente vuoto, pure desideravo fumare l’ultima sigaretta.
Sì, è un sentimento che mi appartiene, sono cresciuto durante la Rivoluzione culturale. Scrivere queste cose lo trovo emozionante, è bello scrivere cose repellenti. Non descrivo la violenza per smascherarla o per oppormi a essa, è una specie di canto che le dedico, la tratto come una cosa da tener da conto, le tesso un’ode.
Nei tuoi racconti si nota un’attenzione alle azioni dei personaggi, a scapito di un’analisi della psicologia che le determina. Non seguiamo la loro interiorità, che ne spiegherebbe il comportamento, siamo solo testimoni delle loro azioni…
È un espediente a cui sono ricorso in Un tipo di realtà. Mi interrogavo sulla difficoltà di descrivere lo stato d’animo di una persona sconvolta, come Shangang dopo che ha ucciso il fratello. La soluzione è stata una descrizione dall’esterno: il cuore che quasi smette di battergli, gli occhi sbarrati e lo sguardo che si posa su quello che lo circonda e registra tutto, anche se in una sorta di stordimento. Ho deciso di rendere lo stato d’animo di un uomo che si trova bloccato in una situazione senza via d’uscita attraverso i movimenti dei suoi occhi.
Oltre alla descrizione degli stati d’animo estremi, un’altra difficoltà che lo scrittore deve superare è la stesura dei dialoghi. Nel mio romanzo Cronache di un venditore di sangue i dialoghi sono una parte importante del testo e li considero molto riusciti. Tra gli scrittori cinesi, i migliori autori di dialoghi sono Su Tong e Mo Yan, oltre al sottoscritto. Certi scrittori, invece, fanno parlare i contadini come fossero scienziati.
Quali sono i tuoi scrittori occidentali favoriti?
Kafka, il Calvino del racconto La formica argentina e Moravia, che ho letto nei primi anni ‘80 e del quale preferisco i racconti ai romanzi. Mi sono educato come scrittore alla letteratura straniera e ho poca dimestichezza con gli autori cinesi moderni. Gli scrittori della mia generazione hanno una caratteristica comune: negli anni della nostra formazione, durante la Rivoluzione culturale, non c’erano libri da leggere. Solo nel 1979, con il ritorno di Deng Xiaoping sono cominciate a comparire opere come la Divina Commedia o Spartaco. Facevamo la fila per comprarli in libreria, non erano in circolazione da oltre dieci anni. Vennero ripubblicate anche opere di letteratura cinese classica e moderna, ma a parte Il sogno della camera rossa nessun altro mi colpì particolarmente. Solo alla fine degli anni ‘80 ho scoperto testi come Il romanzo dei tre regni e autori moderni come Yu Dafu. Fondamentalmente, mi sento formato da un ambiente narrativo straniero, non trovo gli autori cinesi moderni all’altezza degli occidentali. È anche vero che non li ho letti in modo approfondito, io non possiedo un’educazione universitaria come Su Tong o Ge Fei.
Come vedi la situazione della letteratura cinese contemporanea?
La narrativa d’avanguardia, a cui sono stato ricondotto, appartiene a una fase ormai conclusa degli anni ‘80. E poi nessuno scrittore ama definirsi all’interno di un gruppo, le etichette le attribuiscono i critici.
Comunque sia, l’avanguardia ha avuto un’importanza enorme nella storia della letteratura cinese. Si può dire che dal 1949 al 1980, sotto il dominio del PCC, non ci sia stata sostanzialmente letteratura, mentre all’estero questa subiva una grande trasformazione. Poi negli anni ‘80 si è improvvisamente incominciato a produrre e la narrativa cercava di superare almeno un secolo di distanza con l’Occidente.
Si è incominciato con una letteratura che dava voce alle sofferenze patite durante la Rivoluzione culturale, poi la scena è stata dominata da due correnti: la ricerca delle radici, nella prima metà degli anni ‘80, e l’avanguardia, nella seconda. Sono state esperienze estremamente importanti per far maturare la letteratura cinese, al punto che i principali scrittori di oggi provengono da quelle due correnti.
Cosa ne pensi degli scrittori di oggi?
Oggi ci sono molti scrittori nuovi, ma non li leggo. Di solito uno scrittore si interessa di quelli che lo hanno preceduto, non di quelli che vengono dopo di lui. Ne ho sfogliati alcuni, ma non mi sono piaciuti. Mi sento uno scrittore degli anni ‘80, la linea di demarcazione è l’interpretazione della realtà, gli autori degli anni ‘90 riflettono l’atmosfera di questi anni, appartengono a questo clima più individualista.
Maria Rita Masci è esperta di letteratura cinese contemporanea, ha tradotto e/o curato la pubblicazione in Italia delle opere di Acheng, Su Tong, Mian Mian, Mo Yan, Han Shaogong, Xu Xing, Liu Sola, Sang Ye, Yu Hua. Dal 1988 al 2002 ha lavorato come esperto sinologo presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino.
AA. VV., Racconti dalla Cina, Milano, Oscar Mondadori, 1989, a cura di Rosanna Pilone e Yuan Huaqing
AA. VV., Rose di Cina. Racconti di scrittrici cinesi, Roma, Edizioni e/o, 2003, trad. di Maria Gottardo e Monica Morzenti
Acheng, Il re degli scacchi, Roma, Theoria, 1989, trad. dal cinese e introd. di Maria Rita Masci
Acheng, Il re degli alberi, Roma, Theoria, 1990, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Acheng, Il re dei bambini, Roma, Theoria, 1991, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Acheng, Vite minime, Roma, Theoria, 1991, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Acheng (a cura di), Strade celesti, Roma, Theoria, 1994, trad. dal cinese di Silvia Calamandrei e Maria Rita Masci
Acheng, Diario veneziano, Roma, Theoria, 1994, trad. dal cinese di Maria Rita Masci
Acheng, Chiacchiere, Roma, Theoria, 1996, a cura di Maria Rita Masci
Alai, Rossi fiori del Tibet, Milano, Rizzoli, 2002
Anchee Min, Azalea rossa, Milano, Guanda, 1994, trad. dall’inglese di Dolores Musso
Anchee Min, Katherine, Milano, Guanda, 1995, trad. dall’inglese di Dolores Musso
Anchee Min, Il pavone rosso, Milano, Guanda, 2000, trad. dall’inglese di Dolores Musso
Anchee Min, L’Imperatrice Orchidea, Milano, Corbaccio, 2004
Bai Xianyong, Il maestro della notte, Torino, Einaudi, 2005, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Can Xue, Dialoghi in Cielo, Roma, Theoria, 1991, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Chen Yuanbin, La moglie di Wan va in tribunale, Roma, Theoria, 1992, trad. dal cinese di Fiorenzo Lafirenza
Chun Shu, Ragazza di Pechino, Milano, Guanda, 2003, trad. dal cinese di Mirella Fratamico
Dai Houying, Shanghai, Milano, Sperling & Kupfer, 1987, trad. dall’inglese di Giorgio Brunicci
Dai Sijie, Balzac e la piccola sarta cinese, Milano, Adelphi, 2001, trad. dal francese di Ena Marchi
Dai Sijie, Mou e la vergine cinese, Milano, Adelphi, 2004
Fang Fang, Il sole del crepuscolo, Milano, Garzanti, 2001, trad. dal cinese di Corinna Tomasi Ji Xinlo
Feng Jicai, La raccoglitrice di carta, Pavia, Liber Internazionale, 1993, trad. dal cinese di Giorgio Trentin
Feng Jicai, I cento fiori, EL, 1995, trad. di Giuseppe Pallavicini
Gao Xingjian, Una canna da pesca per mio nonno, Milano, Rizzoli, 2001, trad. dal cinese di Alessandra Lavagnino
Gao Xingjian, La montagna dell’anima, Milano, Rizzoli, 2002, trad. dal cinese di Mirella Fratamico
Gao Xingjian, Il libro di un uomo solo, Milano, Rizzoli, 2003, trad. dal cinese di Sandra Lavagnino
Ge Fei, Il nemico, Vicenza, Neri Pozza, 2001, trad. dal cinese di Nicoletta Pesaro
Gu Hua, La morte del re dei serpenti, Roma, Edizioni e/o, 1988, a cura di Vilma Costantini, trad. di Marina Grassini
Jung Chang, Cigni selvatici, Longanesi, 1994, trad. dall’inglese di Lidia Perria
Ha Jin, L’attesa, Vicenza, Neri Pozza, 2000, trad. dall’inglese di Monica Morzenti
Ha Jin, Mica facile trovare un ammazzatigri, Vicenza, Neri Pozza 2001
Ha Jin, Pazzia, Vicenza, Neri Pozza, 2003, trad. dall’inglese di Monica Morzenti
Han Shaogong, Pa pa pa, Roma, Theoria, 1992, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Hong Ying, L’estate del tradimento, Milano, Mondadori, 1997, trad. di Rosa Lombardi
Hong Ying, La figlia del fiume, Milano, Mondadori, 1998, trad. dall’inglese di Federica Passi
Hong Ying, K, Milano, Garzanti 2005
Liu Sola, Il caos e tutto il resto, Roma, Theoria, 1995, a cura di Raffaella Gallio
Liu Yichang, Un incontro, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci, Torino, Einaudi Stile libero, 2005
Lu Wenfu, Vita e passione di un gastronomo cinese, Milano, Guanda, 1991, a cura di Cristina Pisciotta
Ma Jian, Polvere rossa, Vicenza, Neri Pozza, 2002
Mang Ke, I giorni della bufera, Liber, 1994, trad. di Barbara Alighiero Animali
Mian Mian, Nove oggetti di desiderio, Torino, Einaudi Stile libero, 2001, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Mo Yan, Sorgo rosso, Roma, Theoria, 1994, trad. dal cinese di Rosa Lombardi
Mo Yan, L’uomo che allevava i gatti, Torino, Einaudi, 1997
Mo Yan, Grande seno, fianchi larghi, Torino, Einaudi, 2002, trad. dal cinese di Giorgio Trentin
Mo Yan, Il supplizio del legno di sandalo, Torino, Einaudi 2005, trad. dal cinese di Patrizia Liberati
Qiu Xiaolong, La misteriosa morte della compagna Guan, Venezia, Marsilio, 2002
Qiu Xiaolong, Visto per Shanghai, Venezia, Marsilio, 2004
Su Tong, Mogli e concubine, Roma, Theoria, 1992, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Su Tong, Cipria, Roma, Theoria, 1993, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Su Tong, La casa dell’oppio, Roma, Theoria, 1995, a cura di Rosa Lombardi
Su Tong, Spiriti senza pace, Milano, Feltrinelli, 2000, trad. dal cinese di Rosa Lombardi
Su Tong, I due volti del mondo, Vicenza, Neri Pozza, 2000, trad. dal cinese di Fiorenzo Lafirenza
Su Tong, La mia vita da imperatore, Vicenza, Neri Pozza, 2004, trad. dal cinese di Maria Gottardo e Monica Morzenti
Wang Meng, Figure intercambiabili, Milano, Garzanti, 1989, a cura di Vilma Costantini
Wang Meng, Volete mettere la zuppa agropiccante?, Venezia, Marsilio, 1999, trad. dal cinese di Fiorenzo Lafirenza
Wang Shuo, Scherzando col fuoco, Milano, Mondadori, 1998, trad. dal cinese di Rosa Lombardi
Wang Shuo, Metà acqua, metà fuoco, Milano, Mondadori, 1999, trad. dal cinese di Rosa Lombardi
Xu Xing, Quel che resta è tuo, Roma, Theoria, 1995, trad. dal cinese di Antonella Ceccagno
Yang Jiang, Il tè dell’oblio, Torino, Einaudi, 1994, trad. dal cinese e cura di Silvia Calamandrei
Ye Zhaoyan, Nanchino 1937. Una storia d’amore, Milano, Rizzoli, 2003, trad. dal cinese di Nicoletta Pesaro
Yu Hua, Torture, Torino, Einaudi Stile libero, 1997, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Yu Hua, Vivere!, Roma, Donzelli, 1997, trad. dal cinese di Nicoletta Pesaro
Yu Hua, L’eco della pioggia, Roma, Donzelli, 1998, trad. dal cinese di Nicoletta Pesaro
Yu Hua, Cronache di un venditore di sangue, Torino, Einaudi, 2000, trad. dal cinese e cura di Maria Rita Masci
Yu Hua, Le cose del mondo sono fumo, Torino, Einaudi, 2004, a cura di Maria Rita Masci
Zhang Jie, Mandarini cinesi, Milano, Feltrinelli, 1989, trad. dal cinese di Giuseppa Tamburello
Zhang Xinxin e Sang Ye, Homo pekinensis, Roma, Editori Riuniti, 1990, a cura di Silvia Calamandrei, Marco Mariani e Maria Rita Masci
Zhang Xianliang, Zuppa d’erba, Milano, Baldini & Castoldi, 1996, trad. dall’inglese di Mara Maruzzelli
Zhang Xianliang, Metà dell’uomo è donna, Genova, De Ferrari & Devega, 2005
Zhou Weihui, Shanghai baby, Milano, Rizzoli, 2001, trad. dal cinese di Yuan Huaqing
Zhou Weihui, Sposerò Buddha, Milano, Rizzoli, 2005, trad. dal cinese di Yuan Huaqing
Pubblicato il 13/01/2006








