di nevio semprini
Da burdël a credéva
che e’ vent e’ vnes dal pienti
ch’al muvéva al remi cme un vantaj
e andéva a voida di dri de’ bosch
s’u j éra e’ vent. E s’u j éra
a zirchéva un’enta pienta.
Adës ch’a so vëc al so
che la pienta ch’la fa partoi e’ vent
la è trop d’long da cvè.
Il vento
Da bambino credevo
che il vento venisse dagli alberi
che muovevano i rami come un ventaglio
e andavo a vedere dietro al bosco
se c’era il vento. Se c’era
cercavo un’altra pianta.
Adesso che sono vecchio, so
che la pianta che fa partire il vento
è troppo lontana da qui.
di rainer maria rilke, Lettere ad un giovane poeta, edizioni Adelphi
Non vi lasciate dominare dall’ironia, soprattutto nei momenti di aridità. Nei fecondi, tentate di servirvene come di un mezzo in più di afferrare la vita. Usata con purezza, è anch’essa pura, e non bisogna vergognarsene; e se vi sentite troppo in confidenza con essa, se temete questa crescente confidenza, rivolgetevi allora a grandi e gravi oggetti, davanti ai quali essa si fa piccola e inerme. Cercate la profondità delle cose: fin laggiù l’ironia non scende mai – e quando sfiorate così il margine della grandezza, saggiate nello stesso tempo se questo modo di vedere nasca da una necessità del vostro essere.
di nevio semprini
Portava occhi disegnati sulle lenti
narici di gomma
lobi da masticare
sordidi piaceri.
La riconobbi
viso da sarto scucito e ricucito
fiocchi di rafia su capelli di saggina.
Non mi assaggia.
Ascolta con i denti parole cariate
ottura le interiezioni ovattate.
Ho sognato con le dita di toccare i suoni
della sua pelle di velluto muto.
Ho tirato la coulisse della sua felpa verde
ne uscì polvere di lana grigia.
Poi le luci rosse del treno divennero buio
e l’odore di galleria disperse la polvere di lei.
di nevio semprini
di patrizia pirina
Nel frutteto di macerie
crolli silenziosi
di futile acribia
mucchi di pietre
acquiescenti,
cantilene di tegole
svogliate.
Qui
la prima pietra
per ricominciare.