di aurelia bucci
Telefono a Carla, chiacchieriamo, ci aggiorniamo, poi dobbiamo interrompere, lei ha un avviso di chiamata, è il suo fidanzato, la solita telefonata serale. Rimandiamo a più tardi la seconda puntata.
Chiamo Giulio, so che va sempre a letto tardi e lo trovo sveglio anche all’una di notte, quando non riesco a dormire. Con Giulio ho una bella amicizia telefonica, mi piace soprattutto sentirlo al telefono più che vederlo di persona. Lui non è molto d’accordo perché ha una repulsione per il cellulare, ma in questo caso fa un’eccezione. Ha una simpatia per me fin dai tempi del liceo, mi corteggia ancora, dopo tanti anni, io lo prendo come un gioco e faccio finta di non capire, anzi gli racconto di quanto sono innamorata di Giovanni, mi sfogo quando sono arrabbiata, ascolto i suoi consigli. Forse anche per lui corteggiarmi è un gioco che non ha mai fine, e gli piace così, come a me.
Quello che cerco di fargli capire, e non ci riesco, è che mi fa piacere parlare con lui, ma mantenendo una certa distanza tra noi. Per me è un vero amico, mi fido di lui, più di una volta ha dimostrato di meritarsi la mia stima. Di lui non approvo la sua vita improvvisata, decisa giorno per giorno, ora per ora, il suo disordine, i suoi tempi lenti, le sue non regole, la sua dipendenza da farmaci, la sua ipocondria, le sue insicurezze, la sua diversità da me, il suo volermi convincere delle sue idee. Quando mi dice – Perché non fai così, dovresti fare così – O quando mi chiede di uscire e insiste e non capisce che non mi va. Per questo io scappo e sto alla larga da lui, e prendo solo quello che mi fa stare bene, queste belle telefonate divertenti, a volte anche tristi, ironiche, profonde, sincere, confidenziali.
Ma soprattutto mi sento libera di dire quello che sento, senza timore di essere giudicata e fraintesa, libera di chiedere un consiglio ad un amico leale che mi vuole bene, che mi darà la risposta giusta, quella che io voglio sentirmi dire. A volte si arrabbia o se la prende, se mi invita a cena e io gli rispondo con l’ennesima scusa, allora stiamo senza sentirci per un po’ di tempo, poi uno dei due si fa vivo. Siamo stati dei mesi senza sentirci, anche degli anni. Lui abita in un’altra città, dove si è trasferito per lavoro subito dopo la laurea. Ogni tanto viene a passare un fine settimana nella sua vecchia casa d’infanzia, dove ora vive solo un’anziana zia, sorella di sua madre, unica superstite della sua famiglia.
Conversiamo per un bel po’, intanto io cammino in centro sotto i portici, guardo le vetrine chiuse e illuminate, mi faccio una lunga passeggiata prima di tornare a casa, dopo una giornata di lavoro. Ho già cenato, cena di lavoro. Ho bisogno di aria fresca, di rigenerarmi, di vagare senza pensare.
All’inizio la telefonata è divertente, è molto che non ci sentiamo, gli devo raccontare un sacco di cose. Ho fatto pace con Giovanni, nessuno delle mie amiche lo credeva più possibile ormai, dopo sette mesi che ci eravamo lasciati. Sono andata io da lui per chiarire, per capire bene cosa era successo. Quando ne avevo parlato con Giulio, lui era stato l’unico ad appoggiarmi, anzi si era offerto di accompagnarmi, mi diceva che facevo bene ad andarci, se era quello che sentivo di voler fare. Sarebbe anche venuto a prendermi, nel caso io mi fossi rotta le ossa, come diceva lui, e avessi avuto bisogno di aiuto e di conforto. Ricordo che pensai che non vedeva l’ora di consolarmi e di raccogliere i miei pezzi, ma non mi importò, quelle sue parole mi scaldarono il cuore e mi dettero una bella spinta. Finalmente qualcuno mi appoggiava, mi sosteneva e mi salvava, anche, in caso di bisogno.
Prima di fare il numero di Giulio sono un po’ titubante, forse è con la sua donna, mi sforzo di ricordare il suo nome, ma non mi viene in mente. Certo, può essere con lei, anche se non vivono insieme, oppure sarà con degli amici e comunque ha una sua vita privata, non è a mia disposizione. Anzi, dato che i suoi amici lo considerano un dongiovanni, deve averla anche piuttosto movimentata, la vita, anche se non lo dà a vedere e gestisce tutto con molta calma e discrezione. Ci mette un po’, prima di rispondere, come sempre il cellulare lo usa pochissimo e lo lascia in giro nei posti più impensati. – Pronto? – quando risponde non sa mai chi è, non ci guarda, anche perché non ha gli occhiali sottomano e non ha voglia di cercarli, poi disordinato com’è chissà dove sono, tanto che differenza fa sapere prima chi è ? – Sei sveglio ? – dico io. Lui appena sente la mia voce fa una gran risata e poi mi dice – Sei felice o sei triste ? Com’è andata ? – rispondo – Sono felice, tutto bene, abbiamo fatto pace. – Ah! Colpo di scena! Ti sento bene, molto bene, sono contento per te – gli racconto gli alti e bassi dei giorni trascorsi con Giovanni. Prima gli alti, il rivederlo, sentire la sua voce, vedere i suoi occhi, abbracciarlo di nuovo. Poi i bassi, parlargli, difendermi, chiarire, discutere, trattenermi dallo scappare di corsa e non tornare mai più, chiedermi cosa sono andata a fare e cosa speravo che accadesse, come avevo fatto a non capire quello che era così evidente, Giovanni stava bene anche senza di me. Poi gli alti di nuovo, fare pace, sentirmi di nuovo desiderata, anche se con delle riserve, la paura di illudermi di nuovo, certe parole affettuose che lui si lasciava sfuggire, certe occhiate di nascosto, il mio lasciarmi andare, tanto vada come vada non me ne frega niente del futuro, mi importa solo di ora, qui, adesso, io, lui, noi due insieme una cosa sola, tutto il resto non esiste più.
Ma che ne sanno gli altri, di noi, tutti vogliono dare consigli, il loro parere, tutti esperti, tutti bravi sulla nostra pelle . E ora che sono tornata vincitrice, tutti quelli che mi dicevano – non andare, ti fai del male – mi dicono – Hai fatto bene, sei stata brava a sistemare la situazione, non credevo che ce l’avresti fatta – ora che mi vedono felice mi approvano. Chissà perché, forse tutto dipende da quello che noi trasmettiamo agli altri. Con i messaggi negativi scatta il loro bisogno di protezione e salvamento, con quelli positivi comunichiamo pace e serenità, e allora niente interventi, solo qualche raccomandazione.
Finisco di raccontargli, poi gli chiedo come va con la sua compagna.
-Va così, né bene, né male, non è la donna della mia vita, lo sai, ma c’è qualcosa che mi tiene legato a lei. E’ tollerante, mi capisce, mi vuole bene, mi sopporta. Anche io sopporto lei. Ogni tanto ha dei periodi che si chiude in se stessa, è aggressiva, sulla difensiva, mi provoca, ha voglia di litigare, si sente vittima perseguitata. Io raccolgo la sfida, mi arrabbio a tal punto che perdo la testa e la ragione, divento un’altra persona, mi trasformo, mi prende una rabbia che non riesco a controllare e mi faccio paura da solo, non so dove vado a finire, dico frasi che non mi appartengono, la insulto, la offendo, divento un mostro e lei mi incita ancora di più come se ci provasse gusto a creare questa situazione.
Penso, un motivo in più per stare alla larga da Giulio, non ho mai sopportato le persone che perdono il controllo, come faceva mio padre.
E poi cosa succede ? – gli chiedo – Niente, ora ho imparato ad allontanarmi subito da lei,
quando riconosco queste modalità. Cerco di individuarle in tempo, mi scatta un campanello d’allarme e ovunque siamo mi allontano il prima possibile da lei. Per un po’ non ci sentiamo, né ci vediamo, poi è lei che mi viene a cercare quando le è passato, e tutto torna tranquillo e sereno.- Certo anche lei deve avere i suoi problemini da risolvere – mi ritrovo a dire, prima di averci pensato, ma so che con Giulio posso farlo.- Credo di sì, so che ha avuto un difficile rapporto con suo padre, e ultimamente anche con la madre, ma non ne so più di tanto, non ne parla volentieri. Cambiamo discorso, che è meglio, questo mi intristisce. Ricordati che ti ho comperato un libro, sono sicuro che ti piacerà, la prossima volta che ci vediamo te lo do, non ti dico niente così ti rimane la curiosità e ti decidi ad accettare un mio invito a cena. – Del libro me ne aveva già parlato nella nostra precedente telefonata e non mi aveva voluto dire, neanche allora, né il titolo né l’autrice, solo che era una scrittrice e anche una terapeuta.
Io insisto incuriosita, anche perché, gli dico – Potrei averlo già comperato e ci rimarresti male, se fosse. Potrebbe essere un libro che mi ha regalato da poco qualcun altro. – Nel qual caso – gli dico, – Farò finta di niente, così non se te la prenderai.
- Giulio si irrita a queste mie elucubrazioni barocche, così le chiama, e si irrita ancora di più quando gli faccio notare che si era irritato.
Cerca di darsi un tono, di non darlo a vedere, ma si sente, ha cambiato timbro di voce e anche linguaggio, più aggressivo, ci ridiamo anche un po’ su, poi la telefonata va scemando e ci salutiamo promettendo di vederci per un pranzo in un ristorante sul mare, che stiamo rimandando da qualche mese e chissà per quanto tempo ancora.
Chiudo, controllo se intanto mi aveva richiamato Carla e non me ne ero accorta, niente, allora mi dirigo verso la macchina, si era fatto abbastanza tardi.
Si stava alzando un gran vento e portava grossi nuvoloni neri carichi di pioggia. Bene, ho pensato, questa notte si dormirà meglio.
Arrivo alla macchina, vado con passo veloce, non incontro nessuno, preparo le chiavi, mentre cammino intanto penso – se qualcuno mi aggredisce, cosa faccio ? Urlo, al fuoco, al fuoco ! Potrebbe distrarlo un attimo, il tempo di scappare o di farmi sentire da qualcuno. Mi pento in quel momento di aver parcheggiato in un vicolo buio e deserto, ma questa mattina c’era il sole e non ci avevo pensato.
Mi rimangono gli ultimi metri, intanto faccio scattare la serratura. Spero, al buio, di non sbagliare l’apertura con la chiusura. Quella sopra è la chiusura, quella sotto l’apertura. Scatta. E’ giusta, si apre, salgo in fretta e serro gli sportelli. Sono salva.
Ora spero che si metta in moto, devo stare calma, non che non mi parta di solito, ma non si sa mai, quando ti prende l’ansia può capitare di tutto e fai tutto da sola, ti crei il mostro e ne hai paura.
La macchina parte, mi guardo in giro, non c’è anima viva, solo un forte vento che fa piegare gli alberi. Comincia a piovere, ma ormai sono al sicuro.
Squilla il cellulare è Carla, – Era ora!- ha finito la telefonata con lui, è stata più lunga del solito. Dovevano chiarire una questione pratica e mettere a punto le ultime cose per un viaggio che avrebbero fatto a breve. Non che avessero litigato, loro non litigano mai, lui è molto tranquillo e accomodante e lei quando è con lui sta bene e non vuole crearsi dei problemi. Si vedono solo il fine settimana a casa di lui, per il resto dei giorni ognuno a casa propria. Funziona bene così, già da qualche anno.
Non posso fare a meno di pensare che io con uno così mi annoierei da morire, troppo prevedibile, troppo programmato, troppo metodico.
Ed è per questo, mi chiedo, che mi sono innamorata di un uomo che mi fa soffrire, che mi tiene sulla corda, che non mi dà certezze, né futuro, che non si concede se non a piccole dosi, che mi fa aspettare e mi mette alla prova continuamente ? E’ per questo ? Per non annoiarmi ? Per sentirmi sempre innamorata ? Ma questo è amore? Non ne sono sicura, sto ancora riflettendo, aspettando e cercando di capire.
Ogni volta che faccio qualcosa per compiacerlo e cerco di convincermi che va bene anche a me, che è quello che voglio anch’io, poi mi chiedo se lo faccio perché se sta bene lui poi fa stare bene anche me, se è veramente quello che desidero anche io, se farei le stesse scelte con un uomo diverso.
Ma io un uomo diverso non lo vorrei, io voglio lui.
Mentre facevo queste riflessioni ad alta voce con Carla mi arriva un messaggio, penso a Giulio – forse è ancora sveglio e mi vuole dire qualcosa. Giovanni è impossibile, va a letto presto, mia figlia avrebbe fatto uno squillo, per essere richiamata. Sono curiosa chi può essere a quest’ora ?
Intanto sono quasi arrivata a casa. Saluto Carla, con la promessa che se il messaggio è qualcosa di interessante, la richiamo, è curiosa anche lei.
Sono arrivata, apro il cancello elettrico, meno male che c’è, con quella bufera, benedico il giorno che l’ho messo. Entro con la macchina in giardino, spengo il motore, e lì al buio, con la luce intermittente dei lampioni della strada che a tratti venivano coperti dagli alberi spostati dal forte vento, decido di leggere il messaggio. Era un numero che non conoscevo, il messaggio diceva – Sono Monica, se puoi chiamami, ho bisogno di parlarti, è importante, sento che posso fidarmi di te. – Monica? Non conoscevo nessuna Monica. Forse il messaggio non era indirizzato a me.
Anzi, sicuramente. A meno che, vuoi vedere il caso quando ci si mette? Monica deve essere il nome della fidanzata di Giulio. Che sia lei ? Possibile? E come ha fatto ad avere il mio numero? Non ricordo di averglielo dato. Può averlo chiesto a qualcuno che mi conosce, può averlo preso dal cellulare di Giulio. Certo, potrebbe averlo fatto. Ma a quest’ora, e proprio a me, non mi sembrava di essergli simpatica e poi l’avevo vista due volte, non di più. Deve essere proprio nei guai.
Salgo le scale, entro in casa, accendo la luce, il mio cane e già lì dietro la porta, pronto a farmi le feste, assonnato, ma non meno fedele.
Mi chiudo a chiave, mi siedo sul divano e compongo il numero del messaggio. – Sii? – sento una debole voce, cerco di capire se è lei, ma non ne sono sicura. – Ho visto il messaggio – dico – Ciao , scusami, pensavo che non mi chiamassi più a quest’ora. Hai fatto bene a chiamarmi tanto io non dormirò questa notte e neanche le prossime.- Ora la riconosco, anche se ha una voce alterata, direi disperata – Mi è successa una cosa tremenda, non so come fare e con chi parlare. Ho pensato a te, mi dai fiducia, sei una persona saggia ed equilibrata e sono convinta che saprai consigliarmi la cosa giusta da fare e tenere per te quello che ti dirò. E’ una questione molto delicata, che ora ti dirò tutto d’un fiato. Sono rimasta incinta, ma non sono sicura che sia di Giulio, potrebbe essere anche di Andrea, il mio ex che non vedevo da almeno tre anni. Era andato a lavorare all’estero dopo che io l’avevo lasciato per Giulio. Ha sofferto molto in questi anni, ma non mi ha mai cercata. Ora è tornato da un mese, mi ha telefonato, ci siamo visti una sera ed è finita a letto insieme. Come faccio adesso? Io amo Giulio, ma anche Andrea, a chi lo dico che aspetto un bambino? A Giulio, ad Andrea, a tutti e due o a nessuno dei due? E poi con chi scelgo di stare ? Oppure lo tengo da sola senza nessuno dei due ? Sono disperata, confusa, sono una cretina, deficiente, sono una stronza.
E pensare che con Giulio lo volevamo un figlio, ci pensavamo da mesi, ne avevamo parlato, deciso che era il momento giusto, data anche la mia età, ho trentasei anni, lo sai ? e ora dovevo proprio fare questa cazzata, sono una stupida. Proprio ora che andava tutto bene.
Oddio, proprio bene beeene, no ! Sai Giulio com’è, ogni tanto ha una sbandata, io me ne accorgo sai ? Ormai lo conosco troppo bene. Poi però gli passa e torna da me. Anzi non si è mai allontanato in realtà, il fatto è che lui dopo un po’ si annoia e ha bisogno di evadere, e non solo con la fantasia.
Tu lo conosci meglio di me, sai che è così, no ? Tanto lo so già, me lo puoi dire.
- Sì in effetti lui questo l’ha sempre detto, ogni tanto ha bisogno di novità, non riesce a provare a lungo l’interesse per la stessa donna – rispondo io, cercando di farmi un po’ di spazio nella sua valanga di parole – Io credo che sia una sua necessità il dover conquistare continuamente, per avere delle conferme, per sentirsi accettato, amato, desiderato. In fondo è il dramma del dongiovanni, no? È la sua condanna, essere obbligato a conquistare per tutta la vita, per confermare la sua virilità, per sentirsi vivo. -
- Ecco, appunto, allora io mi chiedo, si può fare un figlio con un uomo così ? Un immaturo che non ha risolto i suoi problemi, come può educare un bambino? Che padre sarà ? E se decido di stare con lui, gli dico del tradimento? E se poi il bambino non gli assomiglia? Dimmi tu cosa devo fare ? Tu cosa faresti ? – la interrompo altrimenti stiamo sveglie tutta la notte e non ne veniamo a capo.
- Senti Monica, calmati un attimo, con l’ansia non si può pensare, ascoltami. Io credo che tu dovresti dirlo a tutti e due, dire la verità, è la cosa migliore, ne sono certa, poi si vedrà, le cose si aggiusteranno, non devi avere fretta, pensaci su, non devi decidere in una notte. Ora me l’hai detto, ti sei sfogata, io manterrò il segreto, te lo prometto, anche se mi metti in una situazione molto imbarazzante. Tu sai che lunga amicizia abbiamo io e Giulio, fatta di rispetto e sincerità, e nascondergli qualcosa mi mette a disagio, ma lo farò. Tu intanto cerca di riposare, domani ne riparliamo, se vuoi. – Non so se riuscirò a dormire, vorrei chiamarlo, oggi non ho sentito nessuno dei due. E se chiamassi Andrea? A lui potrei dirlo, lui mi perdonerebbe, sarebbe felice di tornare con me in tutti i casi, anche con un figlio non suo, e sono sicura che sarebbe un buon padre. Ma non lo amo, gli voglio bene, ma non ne sono innamorata, o forse sì, ma in maniera diversa che di Giulio. – Posso venire a dormire da te? – No Monica, stai calma, leggi un libro, guarda la tele, fatti una tisana di tiglio, mettiti lì buona buona e cerca di rilassarti. Vedrai che tutto si sistemerà per il meglio. Se deciderai di dirlo, se avrai bisogno di me, io ci sarò. – Grazie, sei una vera amica, me lo sentivo che potevo contare su di te, e poi sai Giulio ha una grande stima e considerazione di te – Forse perché sono tra le poche che gli hanno resistito – dico tra i denti – e lei – Come? – Niente, niente, dicevo stai tranquilla, buonanotte. E se proprio non riesci a dormire, chiamami. – Va bene, cercherò di seguire i tuoi consigli, ora che mi sono confidata con te mi sento più sollevata, sento che posso condividere il peso. Grazie ancora, ci sentiamo domani, buonanotte. – Buonanotte, cerca di dormire, vedrai che tutto si risolverà. Buonanotte.
Spengo il telefonino, faccio un respiro profondo, poi un altro, più lungo, poi un altro ancora più lungo e più profondo. Mi stendo sul divano, mi aggiusto un cuscino sotto la testa, chiudo gli occhi. Mi metto una mano sul petto e una sulla pancia. Comincio a respirare con la pancia. Intanto cerco di liberare la mente da tutti i pensieri che l’affollano e che non mi lasciano in pace. Guardo con distacco un fiume in piena che scorre davanti ai miei occhi. Sta andando da sinistra verso destra. Porta con sé rami spezzati, tronchi e radici, detriti e fango. E anche i miei pensieri.