di nevio semprini
Un gesto estremo, un messaggio definitivo al mondo. Un modo per farsi sentire, farsi prepotentemente presenti sulla scena nell’attimo della propria definitiva assenza? Mi chiedo cosa cerca l’artista, il poeta in questo caso, quando sceglie di togliersi la vita. Non credo alle cronache che addebitano, semplicisticamente, ad una lunga depressione la scelta improvvisa di un gesto pazzoide.
La mente di un vero artista è abituata a calarsi nella follia della creatività, è allenata a risalire in apnea fino all’apparente normalità del vivere. Questo mi fa pensare che togliersi la vita può essere un gesto calcolato, un apice creativo oltre al limite dell’arte, una sorta di performance artistica che coinvolge sensi ed emozioni attraverso l’auto-estinzione del creatore stesso dell’opera d’arte. Opera e autore si fondono in un magma ultimo.
Mi chiedo: ci sono artisti che si è spingono nei più profondi cunicoli della vita e che, dopo ogni discesa, risalgono portando con loro una maggior sensibilità e comprensione? E un eccesso di luce e di conoscenza li possono convincere che è inutile andare oltre?
O dietro al gesto c’è solo una mente logorata da questo andare e tornare dalla follia creatrice estrema, che ha perso di vista la semplicità delle cose banali, le esigenze primarie degli uomini?
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Qui di seguito riporto un pezzo, apparso su Nazione Indiana, che parla di un poeta, Simone Cattaneo, che si è appunto tolto la vita. Aveva molto da dire, mi sembra, e lo diceva con graffiti nudi, come incisioni rupestri primitive, dense di messaggi semplici e chiari. Era vivo, è vivo in questa poesia semplice, diretta, ma dai solchi profondi, senza mezze misure.
L’articolo di Nazione Indiana è di Flavio Santi ed è seguito da alcune poesie di Simone Cattaneo.
In memoria di Simone Cattaneo
Simone Cattaneo [Come m'ha scritto attonito, via email, Flavio Santi, "in questi giorni è successa una cosa assurda: Simone Cattaneo, giovane poeta, ha deciso di andarsene". Abbiamo deciso perciò, per ricordarlo, di pubblicare qui su NI un articolo di Flavio uscito tempo addietro su "Il Riformista" e poi, a seguire, alcune poesie di Simone. G.B.]
La carriera del poeta
di Flavio Santi
Strana la carriera del poeta. Strana soprattutto in Italia. Prendete ad es. uno come Simone Cattaneo. In Inghilterra o in America sarebbe una star, un poeta conteso da reading e salotti buoni, programmi tivù e seminari universitari. Che è quello che succede ai suoi colleghi Armitage – con cui condivide fra l’altro lo stesso nome – , Paul Muldoon e soci. Quello che voglio dire è che Cattaneo fa una poesia al vetriolo, tra il sociale e il vuoto per dirla con i Baustelle, amatissima all’estero. Cattaneo è il nostro Armitage (per dimostrare questa tesi una volta ho fatto uno scherzo tremendo a un critico: gli ho passato un gruzzolo di poesie di Cattaneo spacciandole per primizie di Armitage. Non vi dico l’entusiasmo dell’illustre studioso per quegli “inediti”…).
C’è un piccolo problema (tale in Italia, no di certo all’estero): Cattaneo è come la sua poesia, franco e schietto, non fa la corte a nessun potente di turno, critico e poeta, lui pensa a vivere e a scrivere. Ma nel nostro bel paese questo significa una sola cosa: isolarsi. Per questo Cattaneo non è ancora valutato come merita. Lo vedete nelle antologie che contano? Ai festival di tendenza? No. No, perché – sembrerebbe un paradosso, ma è così – Cattaneo pensa a scrivere, e non a – prendo in prestito la brutalità del suo linguaggio – leccare il culo. Si fa presto a esibirsi in impeccabili analisi testuali, retoriche e stilistiche – chi non ne è capace? –, quando invece il problema è a monte, ed è di natura morale (e dunque molto più arduo): come essere in grado di compiere scelte di qualità e non di interesse. Non dico sempre (siamo esseri umani, suvvia, peccatori ed esposti al richiamo delle sirene), ma almeno nella maggior parte dei casi. Per fare un esempio: se Thomas Pynchon vivesse in Italia, con lo stile di vita che conduce, sarebbe inedito e dimenticato. Qua in Italia per avere un minimo di riscontro bisogna pensare al come, non al cosa. Crearsi una rete di rapporti, costruirsi una figura pubblica, e poi su quelle basi innestare tutto il resto – che in una concezione normale di arte sarebbe invece il dato primario. Bisogna ripensare i modi di fruizione dell’arte: il marchio, il brand sta diventando una presenza troppo ingombrante anche in questo campo. Così facendo il rischio principale è di oscurare autori di indubbio valore ma dalla vita sociale “normale” e non compromessa a qualcuno o qualcosa. In cambio, si sa, abbiamo autori deboli ma presenzialisti (l’elenco è chilometrico, per non fare torto a nessuno applico il teorema di Sturgeon: il 90% di tutto è spazzatura. Funziona benissimo anche in letteratura italiana).
Del resto l’Italia che emerge dalle poesie di Cattaneo è proprio un’Italia di questo tipo: meschina, approfittatrice, paracula, senza dignità, votata al più bieco compromesso. Ma Cattaneo non odia quest’Italia; a suo modo la ama. Di un amore struggente e autodistruttivo, poco lenitivo e molto disperante. Come scrive Pasolini: “Questa è l’Italia, e / non è questa l’Italia: insieme / la preistoria e la storia che / in essa sono convivano, se / la luce è frutto di un buio seme”. Cattaneo racconta la storia di un paese perso e smarrito. Al tracollo morale e culturale. »
*
Poesie di Simone Cattaneo
Made in Italy
Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame,
non ne voglio sapere delle mine antiuomo,
se si scannassero tutti a vicenda sarei contento.
Voglio solo salute,soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro.
Che gli appestati restino appestati, i malati siano malati e
i bastardi che vivono in un polmone d’ acciaio
fondano come formaggio in un forno a microonde. Voglio bei vestiti,
una bella casa e tanta bella figa. Buttiamo gli spastici giù dalle rupi,
strappiamo fegato e reni ai figli della strada
ma datemi una Mercedes nera con i vetri affumicati.
Niente piani per la salvaguardia delle risorse energetiche planetarie
vorrei solo scopare quelle belle liceali che sfilano tutti i sabato pomeriggio
con la bandiera della pace. Non ho soldi e la botta è finita.
Ma sono un uomo rapace, per le vacanze pasquali
quindici milioni di italiani andranno in ferie lasciando
le loro comode case vuote.
Alla fine non sono razzista. Bianchi, neri, gialli e rossi
non mi interessano un granché.
*
Mi sono svegliato di colpo e ho visto le finestre aperte della camera da letto
e un’aria densa e grigia che mi faceva tremare dalla testa ai piedi.
La mia ragazza ucraina nuda sul davanzale mi indica il confondersi
senza retorica della luna con il sole attraversato
da un lampo d’aeroplano schiacciato.
L’avrei voluta strangolare sul posto con la cintura dei pantaloni
se solo li avessi avuti addosso. Quindi le ho chiesto gentilmente di chiudere
le finestre e di tornare a letto per un ultimo chiarimento.
Due giorni dopo l’ho prestata al mio migliore amico in cambio
di tre prime linee di Versace e di un aperitivo al bar.
Perchè l’amicizia è sempre l’amicizia.
*
Troppo bello per essere un pugile,
troppo brutto per fare il magnaccia
camminavo nel centro di Buccinasco
senza lavoro e inzuppato di grano
aspettando l’ora dell’aperitivo
quando mi sale la voglia di farmi fare le carte dalla vecchia strega del quartiere.
In realtà i suoi tarocchi non sono altro che
pezzi di bibite strappati a dentate ma alla fine ci si arrangia con quel che si può.
Rifilato un carico da venti alla vecchia le chiedo brutale
quando morirò, lei mi sorride e risponde presto a ventisette compiuti.
La informo dei miei ventinove e la mia anziana strega di Buccinasco mi
conforta dicendomi, vedi allora sei un uomo fortunato.
I soldi migliori spesi negli ultimi dieci anni.
*
Si è tagliata le vene e ha disegnato con il sangue
sul muro che costeggia il mio palazzo dei dolci gabbiani d’amore.
Non è servito l’intervento di pulizia del comune, un po’ di pioggia
nella notte ha cancellato tutto. Chi fosse questa strana tipa
non si è voluto mai sapere, aveva solo una specie di ponteggio
che le reggeva il mento. Sarà stata una grave malattia dal decorso fulminante.
Certo è che novizi, discepoli e santoni
portano tutti gli stessi cognomi
contraggono il viso ed è un omicidio,
credono nell’ospitalità di un’unica soluzione,
una sola dimensione, una fatale emarginazione.
*
Non luogo a procedere.
Guardo dalla finestra di casa lo scheletro di una lavatrice
partorire sotto i platani del viale una nidiata di conigli elettrici,
alzo la testa e vedo un soffitto di stagno rosso arancio
sbilanciarsi in avanti con rumori assordanti, cammino rasente i muri
con la paura di inciampare nel materasso di lana arrotolato e
fracassarmi di nuovo la clavicola.
Vorrei che qualcuno mi picchiasse sulla schiena con degli asciugamani bagnati
e mi scaricasse fra le macchine abbandonate in zone isolate.
*
« Simone Cattaneo (1974 – 2009). Sue poesie sono state pubblicate su “Atelier”, “La clessidra”, “Hebenon”, “ Poesia”, “Letture”, “Graphie”, “Tratti” e “Clandestino”. E’ stato incluso nel testo curato da Giuliano Ladolfi, L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni settanta (Atelier, 1999). Suoi testi, con una presentazione di Roberto Roversi, sono presenti nell’antologia Dieci poeti italiani (Pendragon, 2002), a cura di Maurizio Clementi. È stato incluso in Lavori di scavo. Antologia dei poeti nati negli anni ‘70 (Antologia web di Railibro, 2004) e in 100 Poesie di odio e di invettiva a cura di Antonio Veneziani (Coniglio Editore, 2007). Il suo primo libro di poesia, Nome e soprannome, è stato edito nel 2001 nella collana di poesia della casa editrice Atelier.