Pagine/Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore
Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore, Voland
E’ un racconto lungo, che va giù, gradevolmente fresco, come le coppe di champagne gelato che sono le vere protagoniste di questa storia, un po’ Pirandello, un po’ noir e molto fiaba. Un signore sente suonare il campanello, va ad aprire, un secondo signore gli chiede di poter fare una telefonata, alza la cornetta, compone un numero e muore. Il primo signore decide di prendere il suo posto nel mondo. Si ritrova in una villa principesca, abitata da una donna bellissima (ma non c’è traccia di sesso in tutte le pagine), da ogni ben di dio (alimentare) e da una piscina piena di acqua, ghiaccio e un’infinita quantità di bottiglie di champagne. Basta. Non posso raccontare altro per non rovinare la sorpresa. Il racconto, come dicevo, è un sorbetto gradevole da gustare in una pigra giornata estiva. Finisce in fretta e, secondo me, un po’ senza senso, come se la Nothomb a un certo punto si fosse stancata di scrivere e avesse buttato giù le ultime quattro pagine per consegnare il manoscritto all’editore e schiantarla lì.
Lei, Amélie Nothomb è nata in Giappone nel 1967 da padre diplomatico belga e al Giappone è sempre rimasta legata, anche letterariamente (ho letto ‘Stupore e tremori’, che mi era parso un po’ infantile). E’ al sedicesimo romanzo, con cui ha conquistato successo e premi di grande prestigio. Claudio Castellani
Passarono alcune ore in questo modo. Ero troppo assorto nell’osservazione degli effetti dello champagne per contare le bottiglie.
I continenti possiedono una linea di demarcazione delle acque, luogo misterioso a partire dal quale i fiumi decidono di scorrere verso est o verso ovest, verso nord o verso sud. Il corpo umano possiede una linea di demarcazione dello champagne, geografia ancora più misteriosa, a partire dalla quale il vino dorato smette di scorrere verso l’intelligenza per refluire in direzione del grande caos.
Avevamo raggiunto lo stadio del misticismo. Nella Bibbia c’è scritto:”E’ per l’abbondanza del cuore che la bocca parla.” Ormai noi parlavamo in modo conforme alle Scritture.
–Santa Teresa d’Avila ha ragione:”Tutto quello che accade è adorabile”. Questa canicola, per esempio,: non so perché la gente se ne lamenta. Questa canicola è adorabile.
–Soprattutto quando non si lavora e si bevono litri di champagne ghiacciato.
–Chi le dice che io non lavoro? La verità è che ho finalmente risolto il problema principale degli uomini: l’impiego del tempo. E ho salvato lei, Sigrid, da un falso problema: faceva di tutto per tenersi occupata, shopping, musei. In realtà, ascolti quanto le dico: il tempo non deve essere impiegato. Non bisogna tenersi occupati, bisogna lasciarsi liberi.
–A condizione di avere del denaro.
–Lei ha il bancomat di Olaf, no?
–Sì. Non so quanto ha sul conto. Un giorno gliel’ho chiesto e mi ha risposto”Molto.” Quando ritiro i soldi, il bancomat rifiuta di darmi il saldo.
–Il bancomat di Olaf è l’olio della vedova.
–Parlando di vedove, vado a prenderne una in cantina.
Sigrid avanzò diritta, nonostante i tacchi vertiginosi e il tasso alcolico. Tornò su senza titubare e aprì la bottiglia con gesti sicuri.
–Non è ubriaca, Sigrid?
–Lo sono. Lo so che non si vede.
–Da cosa si capisce che è sbronza?
–Quando lo sono, smetto di avere paura.
–Paura di che?
–Non ne ho idea. Ho sempre paura, credo che faccia parte della vita.
–E solo lo champagne dissipa questa paura. Lo champagne contiene etanolo, lo smacchiatore migliore del mondo. Bisogna concluderne che la paura è una macchia. Beviamo, Sigrid, per pulircene.
Mi scolai il calice. Le sorsate mi aprirono la testa.
–E se la paura fosse il peccato originale, Sigrid? Se l’ebbrezza fosse il modo di ritrovare il mondo di prima della caduta?
–Cammini un po’, Olaf.
Mi alzai, portai avanti una gamba e mi accasciai.
–Vede, è il mondo di dopo la caduta.
–Ma lei, Sigrid, lei riesce a camminare!
–Vuole che la aiuti a rimettersi in piedi?
–No, sto bene qui.
Il pavimento della cucina era piacevolmente fresco. Piombai in una specie di coma voluttuoso. La mia ultima sensazione fu quella della rotazione della terra.
































Non ho ancora letto questo “Causa di forza maggiore”, ma molte altre cose della Nothomb si e la trovo brillante. Crea dei personaggi inverosimili ma possibili, anche quando parla di se e delle persone che ha conosciuto. Infatti ha scritto molti libri autobiografici. I più belli sono per me “Biografia della fame”, “Metafisica dei tubi”, “Ne di Eva, ne di Adamo”. Non trovo infantile “Stupore e tremori” (di cui fra l’altro in Francia hanno tratto un film, come spesso succede non adattato in Italia), anzi ritrae molto bene la società giapponese, il ruolo della donna e il rischio di alienazione in una grande azienda che rifiuta la protagonista. A proposito del ruolo della donna c’è un paragrafo sul suicidio in Giappone. La Nothomb scrive un libro all’anno, non tutto è buono, ma penso che lo comprerò…