Creatività/Una cosa piena di mistero

http://coffeespew.files.wordpress.com/2009/04/eudorawelty.jpg

Eudora Welty, Una cosa piena di mistero, saggi sulla scrittura. Edizioni Minimum fax

La narrativa non è la caverna; e la vita umana, territorio della narrativa, si limita a contenere caverne. Sto solo cercando di esprimere la mia opinione su cosa sia la cosiddetta materia prima senza la sua interpretazione; senza il suo artista. Senza l’atto dell’umana comprensione –che è atto doppio, tramite il quale ci comprendiamo a vicenda- l’esperienza è un vuoto della peggior specie; è cancellazione, nera o prismatica che sia, insensata com’era in effetti quella caverna senza amore. Prima che vi sia un significato, bisogna che si verifichi un personale atto di visione. Ed è questo a venir continuamente proiettato mentre l’autore scrive, e di nuovo mentre noi, ciascuno er sé, leggiamo.

Se questo fa apparire la narrativa come una cosa piena di mistero, penso che ne contenga più di quanto io sappia dire. Non è alla trama, ai personaggi, all’ambientazione e così via che mi sto riferendo; di questo ci occupiamo tutti meglio che possiamo. Il mistero sta nell’uso della lingua per esprimere la vita umana.

Cerchiamo forse di risolvere questo mistero, scrivendo? No, credo che lo affrontiamo in un altro modo. In termini molto pratici, lo riscopriamo. Addirittura, potrei dire, ne approfittiamo.

Come sappiamo, c’è tutto un corpus critico pronto a fornire la propria soluzione, che sarebbe una specie di traduzione della narrativa in un’altra lingua. La critica ci offre un’analisi molto ravvicinata, come quelle cuffie che ci si può ficcare nell’orecchio alle Nazioni Unite quando qualcuno parlara arabo. Mi sembra che lo si possa accettare, ma solo con qualche netta riserva: non certo sul suo acume o valore, ma sul tempo e modo dell’applicazione. Mentre siamo nel bel mezzo della lettura di un romanzo, la possibilità dell’espressione critica “in altre parole” rischia di distruggere , anziché sorreggere, una vera –cioè, immaginifica- comprensione dell’autore. Anzi, è il modo più sicuro di spezzare il legame che lui ha attentamente costruito.

La narrativa è fatta per mostrare la vita umana, per qualche aspetto e porzione selezionata. Uno scrittore ci ha messo un anno di vita, o giù di lì, per scrivere un romanzo che poi potrebbe a sua volta rappresentare per il lettore –fintantochè lo sta leggendo, almeno- qualcosa di importante nella sua vita. C’è una grande possibilità di dare e ricevere. Questo non suggerisce che, almeno nei romanzi, siano state trovate parole per le quali potrebbero non esserci altre parole? Se la narrativa conta qualcosa –e molti ci hanno scommesso la vita, che sia così- per tutta la durata del libro non ci possono essere altre parole.

Share |

     Novembre 11, 2009 Pubblicato in I modi dello scrivere -       Leggi Tutto

3 Commenti al “Creatività/Una cosa piena di mistero”

  1. Silvia says:

    A proposito del fatto che la narrativa è fatta per mostrare la vita umana, vorrei riportarvi un brano da “La vita autentica” di Vito Mancuso ediz.Raffaello Cortina Editore che mi ha colpito perchè sostiene, a metà del libro, che l’autenticità dell’uomo è nella materia, mentre il linguaggio allontana dall’autenticità.

    “Una pietra, una pianta, un animale per forza di cose non possono non essere autentici. Possono non esserlo solo per noi, e solo a causa del nostro linguaggio, se diciamo di loro qualcosa che non corrisponde a ciò che realmente sono. L’inautenticità è una creazione tipicamente umana, precisamente del linguaggio umano. Ne viene, di conseguenza, che l’autenticità designa il rapporto tra il nostro linguaggio e la realtà, o meglio tra la nostra mente produttrice del linguaggio e la realtà. La realtà in sè è necessariamente autentica, mentre la nostra rappresentazione di essa mediante il linguaggio, e prima ancora mediante la percezione mentale, necessariamente autentica non è; può essere anche inautentica, non di rado lo è.
    La realtà fisica non mente mai. La pietra è pietra, la terra è terra, la vigna è vigna. La realtà è amica, è sincera, non dice mai il falso, ci si può fidare di lei. E’ solo la mente che può mentire, che anzi molto spesso mente (ed è significativa questa assonanza tra “mente” e “mentire” e “menzogna” che l’italiano deriva dal latino, dove il sostantivo mens dà origine al verbo mentior, infinito mentiri).
    ….
    …laddove comincia la libertà, a livello di vita psichica (psychè) e soprattutto di vita spirituale (pneuma), inizia anche la possibilità di essere inautentico. L’atenticità e il suo contrario riguadano l’uso della libertà, in primo luogo il controllo della mente e del linguaggio che ne fuoriesce”.

    Mi è sembrato interessante questo brano per il fatto che obbliga a riflettere sull’uso del linguaggio, quando raccontiamo qualcosa, all’uso delle parole, al fatto che le nostre parole già allontanano dall’autenticità che vogliamo rendere. Scrivere diventa una sfida, una ricerca continua della parola, del linguaggio autentico.

    ciao
    silvia

  2. Stefano (riccio.spiccio) says:

    Stando a quello che sostiene l’autore, con cui mi trovo sostanzialmente d’accordo (anche se trovo il ragionamento fine a se stesso), uno scrittore necessariamente si allontanerà dall’autenticità delle cose che scrive. Per forza di cose. A meno di non voler fare il “giornalista”, e quindi proporre un elenco asciutto e asettico delle cose. Ma che fine fa, dunque, l’arte dello scrivere? E poi, questa inautenticità del linguaggio, non è forse, a volte, un mezzo per scovare l’autenticità della vita?

  3. Silvia Mantovani says:

    Si Stefano, il paradosso è proprio questo. Si scrive, si fa arte per esprimere la vita ma in realtà ci si allontana dalla vita stessa.
    Non vorrei che il mio intervento fosse preso come un invito a lasciar perdere l’arte per vivere, tutt’altro.
    Quello che mi è sembrato interessante del pezzo di Mancuso è il fatto di prendere questa come una sfida, cioè continuare a scrivere sapendo che ogni parola che mettiamo va scelta con cura per cercare di ridurre al minimo lo scarto con l’autenticità.
    Penso esattametne come te che in realtà sia un mezzo per scovare l’autenticità, una ricerca.

Lascia un Commento