Pensieri Spettinati/Pre-Mortem

Dicembre 7th, 2009

di claudio castellani

L’altro giorno mi scrive una ragazza. In passato ha seguito i corsi di scrittura creativa di Rablè. Ora segue dei corsi di giornalismo. E’ una persona molto intelligente, scriveva bei racconti. E’ contenta dei corsi che segue ora, quelli giornalismo. Si parla e si imparano un sacco di cose interessanti, dice. E però conclude:”Fra famiglia e lavoro sono sempre più radicata al mio piccolo paesino di provincia dove non mi serviranno a molto queste nozioni. Nel frattempo studio il web, cerco di comprendere le possibilità che da un piccolo paesino di provincia ci sono permesse. Insomma, come al solito ho le idee confuse e ti riempio la posta di ciance.”
Roberta Aliventi, mi sembra, con ciò che ha scritto nei suoi pensieri spettinati – vedi Post Lauream – è un po’ sulla stessa lunghezza d’onda. Ho studiato, mi sono laureata. Ho imparato cose. Avevo voglia di fare cose che ho sempre rimandato a dopo la laurea e adesso mi trovo invece davanti al vuoto.
Sono discorsi che mi appassionano. Mi sembra siano discorsi molto importanti e che valga la pena di tirarli fuori da una dimensione da piagnisteo. Il piagnisteo non serve a nulla.
Perché non cominciamo a discuterne?
Cerco di svolgere il mio pensiero nel modo più semplice possibile, anche se correrò il rischio di semplificare troppo le cose. Dunque.
So benissimo in quale situazione si trovano oggi i giovani. Disoccupazione –e soprattutto disoccupazione giovanile- alle stelle. Scuola studio e ricerca, in Italia, sono una plaga depressa. Un continuo taglio di fondi. Se si è fortunati si trova un lavoro di ripiego in posta. Un lavoro come segretaria in un ufficio d’avvocati o cose del genere. Questa è la realtà e la si accoglie con rassegnazione. E’ così. E’ una realtà che ci sovrasta. Immodificabile. Accettiamola. Accettiamo il vuoto.
Mi chiedo: ma perché? Perché dovrebbe essere così? Vediamo alcune cose. Da tempo penso alcune banalità. Sono queste.
-Con un migliaio di euro oggi siamo in grado di comprare una cinepresa le cui prestazioni sono 100 volte superiori a una cinepresa che 60 anni fa costava centinaia di milioni di lire. Conseguenza: 60 anni fa per girare un film c’era necessariamente bisogno di un produttore e di una sofisticata sala di montaggio. Oggi non è più così. Anche il montaggio ce lo si fa in casa con un qualunque computerino. Conosco persone che hanno seguito corsi di sceneggiatura, si sono prese un diploma e poi se lo sono messe in tasca ad ammuffire. Domanda: perché?
-Aprire un blog costa un investimento di Zero Euro. Un blog è come un giornale. Per aprire un giornale e diffondere articoli, racconti, pensieri ecc, un tempo c’era bisogno di un editore che investisse miliardi di lire in una casa editrice. Bisognava anche essere fortunati, e trovare un editore disposto ad assumerti. Oggi non è più così. Mi chiedo: perché tanti blog sono un concentrato di banalità? Perché ci sono in giro giovani pieni di cultura e di idee e non usano lo strumento del blog per professionalizzare le loro capacità culturali?
-Se uno vuole pubblicare un libro, oggi può farlo con Il Mio Libro di Repubblica. Può stamparsi un libro e metterlo in vendita su quel sito. Sta per arrivare l’e-book. L’e-book è un’idea che provoca un moto di disgusto nel 99% delle persone a cui ne parlo. Ma l’e-book contribuirà ulteriormente a emancipare gli scrittori dagli editori. Perché non riflettere sulla cosa?
-Gli stessi ragionamenti valgono per musica, scultura, danza e ogni altra espressione artistica e culturale.
-Face Book. E’ un social network. È uno strumento che consente alle persone di conoscersi, di parlare e di discutere. Mi chiedo: perché bisogna usarlo SOLO per comunicare cazzate? Andate su Face Book e contate i post del tipo: “Ehi, gente, mi sto mangiando un gelato al pistacchio. Figo, eh!”. Mi domando perché Face Book non possa venir utilizzato per discutere ANCHE dei problemi importanti della vita. Perché non usarlo per unire attorno a noi altre persone che hanno i nostri stessi interessi e cercare di avviare, CONCRETAMENTE, dei progetti? Fare un film, creare un blog giornalistico? Mai sentito parlare del citizen-journalism? Perché i blog, FB, i social network, gli strumenti tecnologici a prezzo basso o quasi nullo non diventano strumenti per INVENTARSI UN MESTIERE o comunque una attività che dia senso alla propria vita?
Non mi dispiacerebbe se ci si mettesse a discutere e ad analizzare le ragioni di questa arrendevolezza, di questa inerzia che caratterizza l’Italia di oggi. Grazie

converti pagina WEB in formato PDF | copiate l'indirizzo della pagina e incollatelo nell'apposito spazio stampa questa paginainvia una mail         

Lascia un commento

Trova tutti: Pensieri spettinati