Racconto/Allergie



di lorena casadei

Mer­co­ledì mat­tina il dot­tor Wolf si sve­gliò con un ter­ri­bile mal di testa.
“Non ci voleva” pensò, pro­prio quel giorno che doveva inter­ve­nire come rela­tore nella annuale riu­nione socie­ta­ria.
Si girò verso sua moglie, ancora addor­men­tata. Era bel­lis­sima. Una sot­tile lama di luce fil­trava dalle per­siane soc­chiuse, e le illu­mi­nava le lab­bra mor­bi­dis­sime. Avrebbe voluto baciarla.
Aveva cono­sciuto Mar­tha solo tre mesi prima, ed era stato un colpo di ful­mine. Si erano incon­trati durante un con­ve­gno sugli effetti dell’influenza nella cul­tura occi­den­tale. Lei stu­diava vete­ri­na­ria, a lui invece inte­res­sa­vano le con­se­guenze delle malat­tie sugli orga­ni­smi azien­dali.
Fra un inter­vento e l’altro si erano scam­biati lun­ghi sguardi. All’uscita, il dot­tor Wolf si era ritro­vato Mar­tha sotto brac­cio, senza sapere come ci fosse riu­scito. Erano entrati in un caffè e, emo­zio­na­tis­simo, le aveva chie­sto di diven­tare sua moglie.

Si fece forza e si alzò. Prima di cono­scere Mar­tha il dot­tor Wolf pas­sava molto tempo in uffi­cio e ancora adesso tro­vava pia­cere nel suo lavoro di diret­tore finanziario.

Quella sera rien­trò stan­chis­simo. L’emicrania era spa­rita fin da metà mat­ti­nata, ma la gior­nata era stata intensa. Non vedeva l’ora di abbrac­ciare Martha.

Lei lo aspet­tava sulla porta di casa. Appena il dot­tor Wolf si avvi­cinò, gli gettò le brac­cia al collo e lo stra­pazzò di baci. Al dot­tor Wolf inco­min­ciò a bat­tere forte il cuore. Ridi­colo, alla sua età.

Entra­rono. Mar­tha lo aiutò a togliersi il sopra­bito, lo abbrac­ciò ancora e gli sus­surrò “meine liebe”, mor­dic­chian­do­gli un orec­chio. Il dot­tor Wolf non capiva una parola di tede­sco, ma era orgo­glioso che Mar­tha sapesse par­lare cor­ren­te­mente quat­tro lin­gue, con ognuna delle quali sapeva dir­gli qual­cosa di dolce. Gli tornò il mal di testa.

Mar­tha si accorse del suo cam­bia­mento di umore e lo rim­pro­verò con un sor­riso. “Sem­bri stanco, ti stra­pazzi troppo in uffi­cio. Dovre­sti farti visitare”.

Il dot­tor Wolf annuì, non voleva deluderla.

Quando si erano spo­sati, Mar­tha avrebbe volen­tieri rinun­ciato agli studi per stare più tempo con lui, ma il dot­tor Wolf non glielo aveva per­messo. Era gio­vane, doveva avere qual­che inte­resse al di fuori della loro nuova fami­glia. Lei aveva ubbi­dito e aveva con­ti­nuato a col­ti­vare la sua pas­sione per la medi­cina, stu­diando a casa.

Andò a letto, accom­pa­gnato da Mar­tha e da una camo­milla. “Domat­tina sta­rai meglio” gli disse, con un sor­riso tenero.

Gio­vedì mat­tina il dot­tor Wolf si sve­gliò con un forte mal di testa. Si tra­scinò in bagno e si guardò allo spec­chio. Il suo viso era pieno di pun­tini rossi. Si passò una mano fra i capelli grigi, e ne rac­colse una man­ciata. Si spa­ventò. In gior­nata sarebbe andato dal dottore.

Mar­tha dor­miva ancora, non voleva sve­gliarla. La sfiorò con un bacio. Gli riprese la tachi­car­dia. Ridi­colo, pensò.

La sera quando rien­trò a casa si sen­tiva per­fet­ta­mente bene. Mar­tha, abbrac­cian­dolo, gli chiese se fosse stato dal dot­tore. Il dot­tor Wolf se ne era com­ple­ta­mente dimen­ti­cato. Gli strani sin­tomi della mat­tina erano spa­riti appena era arri­vato in ufficio.

Ricam­biò l’abbraccio, le acca­rezzò il collo pro­fu­mato. Men­tre lei par­lava della sua gior­nata, il dot­tor Wolf si sentì pru­dere il viso. Si passò una mano sulla barba, len­ta­mente. Sotto le dita sentì alcuni rigon­fia­menti. Erano riap­parsi, all’improvviso.

Si girò di scatto per nascon­dersi, non voleva impen­sie­rire Mar­tha. Ormai era l’unica a pre­oc­cu­parsi per lui.

I suoi geni­tori erano morti tre anni prima, lascian­do­gli in ere­dità molti beni, una bel­lis­sima grande casa e tanta soli­tu­dine. L’arrivo di Mar­tha aveva riem­pito il suo mondo.

Andò a letto pre­oc­cu­pato. Passò tutta la notte abbrac­ciato a Martha.

Il venerdì mat­tina i pun­tini rossi erano spa­riti, ma ave­vano lasciato il posto a bolle semi­tra­spa­renti. Il pru­rito era ancora più fasti­dioso. E il mal di testa era ritornato.

Si decise. Si vestì in fretta e corse nello stu­dio del dot­tore di famiglia.

Il dot­tor Pea­nuts era un tipo dai capelli neris­simi, con un fisico dinoc­co­lato. Stra­buz­zava spesso gli occhi come se ogni volta si tro­vasse di fronte ad una sco­perta scien­ti­fica. Par­lava pochis­simo. A dispetto del suo nome da car­tone ani­mato, era un lumi­nare della medi­cina, molto apprez­zato anche fuori città.

Lo accolse con uno sguardo inda­ga­tore, lo osservò, lo esa­minò, lo rimirò come se fosse stato un’opera d’arte, lo toccò con atten­zione, bofon­chiò ed emise il verdetto.

Aller­gia, sen­ten­ziò, rial­zan­dosi impet­tito e spruz­zando inav­ver­ti­ta­mente sul viso del dot­tor Wolf una miriade di goc­cio­line di saliva.

Aveva l’aria pre­oc­cu­pata. Era un raris­simo tipo di aller­gia, gli spiegò, che si era svi­lup­pata nei paesi anglo­sas­soni. La gra­vità con­si­steva nella per­so­na­liz­za­zione delle cause, che pote­vano essere indotte da piante, ani­mali o altri esseri viventi. Bastava un leg­gero sfio­ra­mento per sca­te­nare la rea­zione. I sin­tomi più comuni erano tachi­car­dia, bolle, pru­rito, cal­vi­zie pre­coce, forti mal di testa. Per­ciò doveva asso­lu­ta­mente a risa­lire alla causa ed e-li-mi-nar-la. Pro­nun­ciò l’ultima frase con gra­vità. Per­ché, con­ti­nuò, se non l’avesse fatto, sarebbe cer­ta­mente morto. Gli rima­neva pochis­simo tempo. L’allergia era già in uno sta­dio avanzato.

Il dot­tor Wolf tornò a casa fra­stor­nato. Abbrac­ciò la moglie. E sentì subito tor­nar­gli la tachi­car­dia, il pru­rito sulle guance e il mal di testa.

Sbiancò. Quella rive­la­zione improv­visa lo fece star male. Non poteva accet­tare che la causa del suo male fosse la per­sona che amava di più al mondo.

Si girò verso di lei, fece per aprire la bocca quando vide pas­sare nei suoi occhi, di solito ric­chis­simi di tene­rezza, un lampo che gli parve sinistro.

Si acca­sciò sulla pol­trona di vel­luto che si tro­vava pro­prio die­tro di lui. Si rese conto, con pacata ras­se­gna­zione, che le forze lo sta­vano defi­ni­ti­va­mente abbandonando.

Fu allora che notò il libro. Spun­tava dalla tasca destra del sopra­bito di Mar­tha, appeso all’appendiabiti di legno. I suoi occhi foto­gra­fa­rono con la velo­cità di uno scatto foto­gra­fico la coper­tina colo­rata e consunta:

H. Hel­mut
DAZU INDUZIEREN ALLERGIEN
Ed. Kampf
Preis DM 34.50




Share |

     dicembre 9, 2009 Pubblicato in Racconti -       Leggi Tutto
  • Add to Google
  • Facebook
  • Twitter
  • RSS Feed

Lascia un Commento