Silvia Mantovani/Tre poesie
Dice “scrivi”
scrivi ora, dice
“scrivi adesso che stai morendo”,
mentre gli occhi si riempiono di rabbia sgretolata,
calcoli di dolore.
E’ qui,
è di fronte a te,
camuffato solo da pensieri lignei.
Lo annuso subito il dolore,
allarme perfetto suona
il mio sentire.
Non c’è spazio, non ho udito,
non ho ragioni, dico
sfollato.
Nessuna casa si può più costruire,
nessun dolore può più passare,
solo leggere tende al sole.
*
Ti voglio urlare la faccia nella faccia della faccia,
la mia urla ti investe di nero pece,
rabbia primitiva e stanca.
Ti voglio urlare perché la mia pelle,
sottile eppure spessa,
fluidi scuri, velenosi e rosa.
Ti voglio seccare di sale nero e nell’ombra,
attonito e tremulo.
Pensavi non esistesse,
che la mia ferita quieta nascondesse,
e me ne andassi così
da dove sono nata.
*
UN GIORNO ANCORA
Uscire da sé e raccontare del mondo
Dello spazzino che ogni giorno pulisce
Il marciapiede della mia casa
E fa un inchino alla signora
Con un piccolo ciuaua
Che lascia una merda sul marciapiede
Proprio sotto il cornicione
Lo spazzino sorride contento
Di poter essere utile
A qualcuno almeno
ancora un giorno.
































Una Silvia così disperata e “cattiva” non si era mai vista…, poeticamente molto potente secondo me, Nevio
in “un giorno ancora”, esplode bellissimo il ciò che non si vede. Raccontare del mondo ( di un piccolo mondo ) A volte è sufficente per parlare un poco di se. Ciao.