John Cheever-Ogni frase è un’innovazione
dall’intervista concessa da John Cheever alla Paris Review nel 1976. Tratta dal volume The Paris Review-interviste Volume 3-Fandango Libri
Io non lavoro con la trama. Lavoro con l’intuizione, la percezione, i sogni, i concetti. I personaggi e gli avvenimenti vengono insieme, nello stesso tempo. La trama implica la narrazione e un sacco di stronzate. E’ un tentativo calcolato di mantenere l’interesse del lettore sacrificando il convincimento morale. Ovviamente non si vuole essere noiosi…un elemento di suspense serve. Ma una buona narrazione è una struttura rudimentale, un po’ come un rene (…) La narrativa è sperimentazione; quando smette di esserlo, smette di essere narrativa. Non si scrive una frase se on si ha la sensazione che non sia mai stata scritta in quel modo prima, e che forse perfino la sostanza di quella frase non sia mai stata provata. Ogni frase è un’innovazione (…)La narrativa deve illuminare, esplodere, ristorare. Non credo ci sia alcuna filosofia morale nella narrativa oltre all’eccellenza. L’intensità della sensibilità e la rapidità le ho sempre ritenute importatissime. La gente cerca la morale nella narrativa perché si è sempre fatta confusione tra narrativa e filosofia.





























Leggo queste parole e mi trovo d’istinto perfettamente d’accordo. Ci rifletto e penso ma allora le grandi trame dell”800 sono stronzate?
No, non lo sono
Penso che ogni forma di arte debba creare un essere un nuovo pensiero, un nuovo mondo.
E perchè questo accada non ci deve essere la progettazione, il pensiero pianificato, l’idea pensata e ripensata e costruita, ma l’istinto primordiale. che fa fa nascere cose vecchissime eppure nuovissime.
Certo ogni cosa è già stata creata e pensata, o forse no, ma in generale ogni concetto di base è già stato oggetto della creazione divina, e allora cosa possiamo creare di nuovo?
se anche leopardi diceva che è impossibile ricreare i versi dei primi poeti classici, di quelli che scrivevano della luna e del cielo per la prima volta, come possiamo noi fare qualcosa di assolutamente nuovo? di spiazzante?
eppure succede, succede quando l’artista sente un sapore nuovo in bocca, quando non cerca di costruire un modello già verificato, commerciale, sicuro, lucido ma quando lavora su un livello nuovo, NUOVO PER LUI.
Secondo me, è qui che si trova la novità, dentro l’artista, non fuori. Dentro una percezione mai provata, un suono mai sentito eppure sentito già da tutti, da un sapore mai gustato eppure già gustato da tutti, in una strada mai percorsa eppure vecchia di secoli, millenni.
Ed è qui che esce la morale secondo me, quella autentica, non costruita, non studiata in base a ciò che ci hanno detto fuori, ma in base a ciò che abbiamo trovato dentro. La morale sono le regole, le consuetudini che troviamo in un fondo dentro di noi, quelle che accomunano tutti gli esseri umani. E’ in quel fondo, nella rudimentalità, nella semplicità del rene che ogni volta la novità si rinnova e sembra sempre cosa nuova, come la poesia di Michael Kruger, A prima vista. Ha un sapore vecchio, di passato, di cose vissute da tutti, eppure ci risveglia, ci rinnova, rinnova i nostri fluidi vecchissimi.
Credo, però anche, che rudimentalità, semplicità non abbiano a che fare con sciatteria ma che ci voglia molta cura anche nel rendere la semplicità. La progettazione serve nel pulire, lisciare, rendere eccellente una prima intuizione, un primo pensiero, un pensiero nuovo nato sporco, come un neonato, sporco di sangue ma meraviglioso, un meraviglioso essere nuovo eppure che tutti hanno già visto.
Cheever è un miracolo.
Serve solo ringraziare.