John Cheever-Ogni frase è un’innovazione



dall’intervista con­cessa da John Chee­ver alla Paris Review nel 1976. Tratta dal volume The Paris Review-interviste Volume 3-Fandango Libri

Io non lavoro con la trama. Lavoro con l’intuizione, la per­ce­zione, i sogni, i con­cetti. I per­so­naggi e gli avve­ni­menti ven­gono insieme, nello stesso tempo. La trama implica la nar­ra­zione e un sacco di stron­zate. E’ un ten­ta­tivo cal­co­lato di man­te­nere l’interesse del let­tore sacri­fi­cando il con­vin­ci­mento morale. Ovvia­mente non si vuole essere noiosi…un ele­mento di suspense serve. Ma una buona nar­ra­zione è una strut­tura rudi­men­tale, un po’ come un rene (…) La nar­ra­tiva è spe­ri­men­ta­zione; quando smette di esserlo, smette di essere nar­ra­tiva. Non si scrive una frase se on si ha la sen­sa­zione che non sia mai stata scritta in quel modo prima, e che forse per­fino la sostanza di quella frase non sia mai stata pro­vata. Ogni frase è un’innovazione (…)La nar­ra­tiva deve illu­mi­nare, esplo­dere, risto­rare. Non credo ci sia alcuna filo­so­fia morale nella nar­ra­tiva oltre all’eccellenza. L’intensità della sen­si­bi­lità e la rapi­dità le ho sem­pre rite­nute impor­ta­tis­sime. La gente cerca la morale nella nar­ra­tiva per­ché si è sem­pre fatta con­fu­sione tra nar­ra­tiva e filosofia.




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     ottobre 10, 2011 Pubblicato in I modi dello scrivere -       Leggi Tutto
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2 Commenti al “John Cheever-Ogni frase è un’innovazione”

  1. Silvia Mantovani scrive:

    Leggo que­ste parole e mi trovo d’istinto per­fet­ta­mente d’accordo. Ci rifletto e penso ma allora le grandi trame dell”800 sono stron­zate?
    No, non lo sono

    Penso che ogni forma di arte debba creare un essere un nuovo pen­siero, un nuovo mondo.
    E per­chè que­sto accada non ci deve essere la pro­get­ta­zione, il pen­siero pia­ni­fi­cato, l’idea pen­sata e ripen­sata e costruita, ma l’istinto pri­mor­diale. che fa fa nascere cose vec­chis­sime eppure nuo­vis­sime.
    Certo ogni cosa è già stata creata e pen­sata, o forse no, ma in gene­rale ogni con­cetto di base è già stato oggetto della crea­zione divina, e allora cosa pos­siamo creare di nuovo?

    se anche leo­pardi diceva che è impos­si­bile ricreare i versi dei primi poeti clas­sici, di quelli che scri­ve­vano della luna e del cielo per la prima volta, come pos­siamo noi fare qual­cosa di asso­lu­ta­mente nuovo? di spiaz­zante?
    eppure suc­cede, suc­cede quando l’artista sente un sapore nuovo in bocca, quando non cerca di costruire un modello già veri­fi­cato, com­mer­ciale, sicuro, lucido ma quando lavora su un livello nuovo, NUOVO PER LUI.

    Secondo me, è qui che si trova la novità, den­tro l’artista, non fuori. Den­tro una per­ce­zione mai pro­vata, un suono mai sen­tito eppure sen­tito già da tutti, da un sapore mai gustato eppure già gustato da tutti, in una strada mai per­corsa eppure vec­chia di secoli, mil­lenni.
    Ed è qui che esce la morale secondo me, quella auten­tica, non costruita, non stu­diata in base a ciò che ci hanno detto fuori, ma in base a ciò che abbiamo tro­vato den­tro. La morale sono le regole, le con­sue­tu­dini che tro­viamo in un fondo den­tro di noi, quelle che acco­mu­nano tutti gli esseri umani. E’ in quel fondo, nella rudi­men­ta­lità, nella sem­pli­cità del rene che ogni volta la novità si rin­nova e sem­bra sem­pre cosa nuova, come la poe­sia di Michael Kru­ger, A prima vista. Ha un sapore vec­chio, di pas­sato, di cose vis­sute da tutti, eppure ci risve­glia, ci rin­nova, rin­nova i nostri fluidi vec­chis­simi.
    Credo, però anche, che rudi­men­ta­lità, sem­pli­cità non abbiano a che fare con sciat­te­ria ma che ci voglia molta cura anche nel ren­dere la sem­pli­cità. La pro­get­ta­zione serve nel pulire, lisciare, ren­dere eccel­lente una prima intui­zione, un primo pen­siero, un pen­siero nuovo nato sporco, come un neo­nato, sporco di san­gue ma mera­vi­glioso, un mera­vi­glioso essere nuovo eppure che tutti hanno già visto.

  2. Solounatraccia scrive:

    Chee­ver è un mira­colo.
    Serve solo ringraziare.

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