Czesław Miłosz/Introduzione



 

Dev’essere sem­plice la lin­gua nativa.

Per­ché chiun­que ne ascolti le parole veda

i meli, il fiume, la svolta della strada

quando un lampo d’estate li rivela.

 

Ma la lin­gua non può essere immagine

sol­tanto. Da secoli rima, sogno

e melo­dia la allet­tando cullandola.

È inerme, la oltre­passa un mondo arido e aspro.

 

Più d’uno si chiede nel leg­gere poesia

Per­ché sente vergogna,

chi scrive pare si volga alla natura

peg­giore che c’è in lui, con intenti chiari,

rimuo­vendo il pen­siero ed ingannandolo.

 

Spe­ziata dallo scherzo e dalla satira

la poe­sia sa ancora come attrarre.

Si apprezza il suo eccel­lere. Ma la lotta

che ha per posta la vita si com­batte in prosa.

Non fu sem­pre così.

 

Incon­fes­sato sinora ne è il rimpianto.

Ser­vono, ma non durano, i romanzi e i saggi.

Per­ché ha più peso una strofa tornita

di nume­rose e labo­riose pagine.

 

*

Que­sta poe­sia è tratta da Cze­sław Miłosz Trat­tato Poe­tico, Adel­phi 2011, tra­du­zione di Vale­ria Rossella

 

*

Leggi Milosz su wikipedia

 




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     febbraio 15, 2012 Pubblicato in Poesia -       Leggi Tutto
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