Mark Strand/Porto oscuro n.28



C’è una lumi­no­sità, una con­ver­genza di fascini,

e il mondo viene mutato in meglio quando alberi,

fiumi, monti, ani­mali, tro­vano tutti il loro vero luogo,

 

ma solo men­tre Orfeo canta. Quando la can­zone finisce

il mondo riac­qui­sta le anti­che pec­che, e le cose di nuovo sono

mal assor­tite e mal col­lo­cate, e la cru­deltà degli uomini

 

è tem­pe­rata solo dalle leggi. Orfeo può cam­biare il mondo

per un po’, ma non può sal­varlo, e per que­sto si dispera.

E’ un limite geniale quello che inscena e

 

lo sa, e per que­sto la cor­rente del suo canto

è sem­pre lugu­bre, sem­pre tri­ste. E’ anche peggio

per noial­tri. Come ha detto qual­cuno: “…appena all’inizio

 

e già si inse­dia la para­lisi, spin­gen­doci fuori in cerca di una boccata

d’aria fre­sca”. E come se non bastasse, aggiunge:

Sep­pure si com­piano mon­ta­gne di lavoro, c’è poco ascolto.

 

Mi pare che la mia voce sia solo per me…”. C’è

una cor­rente di ras­se­gna­zione che carica per­fino le nostre

rea­liz­za­zioni più riso­lute. Eppure, il ten­tare ci fa sen­tire meglio,

 

e c’è sem­pre un bic­chiere di vino che ci restituisce

alla nostra tra­scorsa mae­stà, al pozzo dei nostri desideri

in cui veniamo rispec­chiati, ma oscu­ra­mente, come se

 

un vetro bru­nito trat­te­nesse nella pro­pria calma congelata

un’immagine di opu­lenza, uno sboc­ciare di uma­nità, un inno

in cui le forme e i suoni del para­diso sono sepolti.

 

*

Que­sta poe­sia è tratta dal volume “Mark  Strand, L’uomo che cam­mi­nava un passo avanti al buio –poe­sie 1964–2006″ Oscar Mondadori

*

Rablè Dos­sier/ Di Mark Strand sul nostro blog puoi leg­gere anche la poe­sia Incen­dio e guar­dare una breve inter­vi­sta su RablèTv




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     giugno 22, 2012 Pubblicato in Poesia -       Leggi Tutto
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