Joe R. Lansdale: “Acqua buia, il mio romanzo
 crede ancora nel sogno americano”



Ripro­po­niamo qui l’intervista allo scrit­tore ame­ri­cano  -a cura di Mas­simo Vin­cenzi– apparsa sul quo­ti­diano La Repub­blica dell8 giu­gno 2012–

 

 

Inter­vi­sta allo scrit­tore che nel suo ultimo libro, cele­brato negli Usa e appena uscito in Ita­lia, rac­conta la Grande Depres­sione. Dando un volto alle nostre paure ma capace anche di resti­tuire la spe­ranza. “Volevo rea­liz­zare una mito­lo­gia rea­li­stica. Il nostro Paese con tutti i suoi difetti ha sem­pre grandi risorse emotive”

 

In fondo alla palude, insoz­zato dal fango, scheg­giato dal raz­zi­smo, dall’odio e dalla vio­lenza resi­ste, anzi rina­sce, quel che resta del sogno ame­ri­cano. A rega­lar­gli una spruz­zata di vita, san­gue nuovo, a far bat­tere forte il cuore, ci pensa Joe R. Lan­sdale con il suo Acqua Buia (Einaudi, Stile Libero) l’ultimo libro salu­tato negli Stati Uniti come il suo capo­la­voro, “erede diretto”, per dirla con le parole del New York Times, di Mark Twain e John Stein­beck. Un romanzo che corre sul con­sueto sce­na­rio del Texas orien­tale ai tempi della Grande Depres­sione ma che ha il respiro uni­ver­sale come solo le opere migliori sanno avere. Sino a creare una sorta di non luogo, di non tempo che ha la forza di par­lare a tutti noi, del nostro oggi. Di dare un volto alle nostre paure, anche quelle più segrete. Con l’ineguagliabile pre­gio, gra­zie al con­vin­cente affre­sco dei per­so­naggi e al ritmo della sto­ria, di non farsi tra­vol­gere dal pes­si­mi­smo, ma anzi di indi­care la strada per uscire dall’intricata fore­sta del nostro scon­tento. Con la forza del “sogno e della spe­ranza”, come rac­conta lui stesso di pas­sag­gio in Italia.

 

Qui da noi lei è da tempo un autore di culto, con­sa­crato — come si usa dire — da cri­tica e pub­blico. Leg­gendo le recen­sioni dei gior­nali ame­ri­cani si ha la sen­sa­zione che con Acqua Buia abbia defi­ni­ti­va­mente con­qui­stato anche gli Stati Uniti. Con­corda, è il suo miglior libro?

Sono sem­pre stato for­tu­nato e ben­vo­luto, ma certo que­sto è il romanzo che ha avuto l’accoglienza più calo­rosa e anche se non dovrei essere io a dirlo: sì, penso che sia il mio miglior libro. Volevo rea­liz­zare una mito­lo­gia rea­li­stica. Pren­dere spunto dai grandi clas­sici: l’Odissea, ma anche Gia­sone e gli Argo­nauti. Ci ho messo molto lavoro e fatica ma sono felice di averlo scritto”.

 

Il romanzo ha il passo di una favola, ben­ché noir, e ancora una volta i pro­ta­go­ni­sti sono ragazzi. Per­ché li usa così spesso?

Mi piace osser­vare la realtà con lo sguardo dei bam­bini o comun­que dei gio­vani. È una pro­spet­tiva ine­dita, nuova. La cre­scita è quel momento affa­sci­nante e irri­pe­ti­bile in cui sco­pri che quasi tutto è diverso da come lo inten­devi: non dico meglio o peg­gio, dico diverso. È in que­sta fase che si smar­ri­sce l’innocenza e si acqui­sta lo stu­pore. È forse il momento più entu­sia­smante della vita di un uomo. In fondo gio­vani e scrit­tori sono uguali”.

 

In che senso?

È il vero segreto di chi scrive: non cre­scere mai, non per­dere mai lo sguardo dei ragazzi. Penso, pro­prio adesso che è arri­vata la noti­zia della sua morte, ad un mae­stro come Ray Brad­bury: lui è uno degli esempi migliori di quel che dico, non ha mai smar­rito l’occhio del bam­bino. Ed è quello che cerco di fare io: ogni mat­tina mi stu­pi­sco del giorno che verrà e cerco nuove esperienze”.

 

Nel libro c’è una figura a metà tra incubo e realtà, una sorta di orco (ancora la fiaba): Skunk, il kil­ler dei boschi. Come le è venuto in mente?

È un’esperienza comune alla natura umana, figure del genere si tro­vano in tan­tis­sime tra­di­zioni popo­lari: ser­vono a dare un volto a tutte le nostre paure: volevo rap­pre­sen­tare il Male assoluto”.

 

C’è poi, a fare da sfondo ma in realtà vera pro­ta­go­ni­sta, la Grande depres­sione. Perché?

Mio padre aveva 42 anni più di me, mio fra­tello 17, mia nonna addi­rit­tura aveva visto il Sel­vag­gio West e la Grande depres­sione è il momento di pas­sag­gio tra la vec­chia epoca dei pio­neri e l’età moderna: i miei sono tutte per­sone a cui piace rac­con­tare sto­rie, così io sono cre­sciuto immerso in quell’atmosfera. In più quando ero pic­colo, la mia fami­glia era molto povera e dun­que è facile per me par­lare con la voce di chi vive durante una crisi, so cosa si prova. Inol­tre invec­chiando si tende a vivere nel pas­sato, a guar­dare alle pro­prie ori­gini, così scrivo molti dei miei libri par­lando di quel tempo. Le epo­che così dense sono sem­pre rap­pre­sen­ta­tive, universali”.

 

Epoca che poi offre ine­vi­ta­bili ana­lo­gie con oggi.

Certo, anche se per for­tuna rispetto a quello che suc­cesse negli Usa allora siamo ancora den­tro la bam­ba­gia. Ma ini­zio a vedere intorno a me la dispe­ra­zione di chi da un giorno all’altro non ha più il lavoro. Anche se adesso sono una sorta di pri­vi­le­giato infatti mi sento sem­pre un ope­raio della scrittura”.

 

Dalla crisi a un altro nodo cru­ciale dell’America di ieri e forse di oggi: il raz­zi­smo, que­sta volta accom­pa­gnato anche dall’intolleranza verso i gay, qui rap­pre­sen­tati dai uno dei gio­vani protagonisti.

Ho inse­rito que­sti temi per­ché mi sta molto a cuore la giu­sti­zia verso la gente in gene­rale. Giu­sti­zia e ugua­glianza sono fon­da­men­tali per una società moderna e sana. Ai tempi del romanzo essere gay era un rischio vero, fare outing avrebbe com­por­tato il lin­ciag­gio quasi sicuro. Come per i neri c’erano bar­riere fisi­che, che era impos­si­bile supe­rare, linee invi­si­bili ma poten­tis­sime che limi­ta­vano la vita delle persone”.

 

L’America di oggi è miglio­rata in que­sto aspetto?

Certo, il raz­zi­smo c’è ancora, così come soprav­vi­vono molti pre­giu­dizi ma sono stati fatti note­voli passi avanti: basta pen­sare a Obama e al suo appog­gio verso i matri­moni gay. Il fatto poi che que­sta cosa gli abbia fatto per­dere con­senso all’interno della comu­nità nera, molto reli­giosa, è un’ironia della sorte, che serve a dire come spesso Dio venga usato impro­pria­mente, come una clava”.

 

Che ne pensa del lavoro svolto da Obama?

Io sono sod­di­sfatto di quello che ha fatto e sono con­vinto che alla fine riu­scirà ad essere rie­letto. Certo non è per­fetto, io l’avevo detto ai miei amici: ragazzi non è mica il Mes­sia, non cari­chia­molo di troppe aspet­ta­tive. Tanto più che gli altri, i Repub­bli­cani, ci hanno messo otto anni a but­tarci nel bara­tro dove ci ha tro­vato il nuovo pre­si­dente. Basti pen­sare alle tasse, con la crisi che c’è loro le vogliono abbas­sare ai più ric­chi, men­tre sarebbe giu­sto che quelli più bene­stanti si faces­sero carico dei pro­blemi della società. Io, che non sono miliar­da­rio ma sto bene, sarei felice di pagare di più per dare una mano al mio Paese”.

 

Acqua Buia, senza rive­larne la trama, è alla fine un libro sui sogni e sulla voglia di rea­liz­zarli. Lei crede ancora al sogno ame­ri­cano come modello di sviluppo?

Sì, ci credo tan­tis­simo. Sono un grande soste­ni­tore dell’American dream: io l’ho vis­suto e lo sto vivendo sulla mia pelle, ne sono uno degli esempi. Ma biso­gna fare atten­zione, ricor­darsi che non è una pro­messa che piove dal cielo, ma è un’opportunità che biso­gna saper cogliere. Tutti meri­te­reb­bero in teo­ria, ma non tutti ci rie­scono: dipende dalla volontà, da un piz­zico di for­tuna e certo dalla capa­cità. Gli Stati Uniti, con tutti i loro mol­te­plici difetti, hanno in sé que­sta risorsa uni­ver­sale, epo­cale, che è in grado di cam­biare dire­zione alle sto­rie indi­vi­duali e a quelle dell’intero Paese da un momento all’altro”.

 

Ma forse ora, con la crisi, la spe­ranza di cui lei parla è più dif­fi­cile da ali­men­tare. Non crede?

È vero, la gente deve affron­tare molte dif­fi­coltà, la strada non è in discesa per nes­suno. Forse è venuta un po’ meno la luce bril­lante della pro­messa, ma l’essenza del Sogno ame­ri­cano è viva ed è ancora la nostra arma migliore: dob­biamo sem­pre ricor­darci che tutti abbiamo o avremo la nostra oppor­tu­nità. Ed è quello che mi piace rac­con­tare nei miei libri”.

*

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     luglio 4, 2012 Pubblicato in Autori, Interviste -       Leggi Tutto
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