Claudio Castellani/L’Esterno
Il Giardino del Padre ha un perimetro quadrato
non fisso ma fitto
–fatto di piante alte
l’alloro per la gloria –il melograno per la ricchezza
il cipresso per la nostalgia –il leccio per ciò che è aspro.
Il sole vi accende le voci del vento –e poi gli astri
e gli uccelli e la musica dei grilli.
Il Giardino del Padre non possiede Aldilà
o un Altrove –ma un eterno qui
reso insondabile dal suo stesso centro.
Tra le tende delle sue molte foglie rosse
non c’è nascondiglio – o punto di fuga
dalla divinità che m’insegue in silenzio
ora gridando “Non c’è ordine né in te
né nel cuore delle tue azioni –neppure
nel succedersi veloce dei tuoi passi”.
La sua voce interrompe il buio della musica dei grilli
e il canto di un uccello –l’unico
amico rimasto fraterno.
Scocca come offesa. Nell’attimo che mi colpisce
nell’attimo che la vergogna si fa morte
la voce del vento si alza –si fa voce assordante.
E io vedo l’Esterno.
*
Claudio Castellani è nato a Caravaggio nel 1949































