Claudio Castellani/Cantare di un tempo senza canto



lei bussò –no– forse –suonò

io aprii –nudo– la porta

 

entrò senza guar­darmi anzi

deli­be­ra­ta­mente guardava

il vuoto del cor­tile e

par­lando par­lando parlava

di dolori che –cieco– il mio pene

rico­no­sceva privi di senso panico

 

nel tor­pore del suono cadde il buio

a quel punto lei –mi vidi nudo– tacque

un istante –solo– il tempo –bastante

–forse nep­pure tacque

forse il buio masti­cava paziente

e inghiot­tiva il suo par­lare che parlava–

tempo bastardo bastante che entrassi den­tro di lei –poi

anche il buio si stancò di masti­care a vuoto e

lei riprese

a par­lare e par­lare e

par­lava ora

di ciò che ora la muoveva

 

 

ma –era così buia la stanza e

il den­tro –del –suo– dentro

facile –pur nel sovru­mano suono

Nes­sun ostacolo!

troppo –per un uomo che ama davvero

 

 

io così nudo e lei così vestita

non solo di voce ma –del suo stesso sesso buio

insomma –dopo un lungo lungo sentire

tutto –fu luce– fu luce –fu così luce– che

forse mai luce fu per me più luce!

 

 

c’è un pia­cere che inse­gue non piacere

ma un qua­lun­que pre­te­sto pensai

per ger­mo­gliare da se stesso e

che è poi l’essenza –magari– del ventre

*
Clau­dio Castel­lani è nato a Cara­vag­gio nel 1949

 

 




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     luglio 24, 2012 Pubblicato in Autori, Poesia -       Leggi Tutto
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