Claudio Castellani/Cantare di un tempo senza canto
lei bussò –no– forse –suonò
io aprii –nudo– la porta
entrò senza guardarmi anzi
deliberatamente guardava
il vuoto del cortile e
parlando parlando parlava
di dolori che –cieco– il mio pene
riconosceva privi di senso panico
nel torpore del suono cadde il buio
a quel punto lei –mi vidi nudo– tacque
un istante –solo– il tempo –bastante
–forse neppure tacque
forse il buio masticava paziente
e inghiottiva il suo parlare che parlava–
tempo bastardo bastante che entrassi dentro di lei –poi
anche il buio si stancò di masticare a vuoto e
lei riprese
a parlare e parlare e
parlava ora
di ciò che ora la muoveva
ma –era così buia la stanza e
il dentro –del –suo– dentro
facile –pur nel sovrumano suono
Nessun ostacolo!
troppo –per un uomo che ama davvero
io così nudo e lei così vestita
non solo di voce ma –del suo stesso sesso buio
insomma –dopo un lungo lungo sentire
tutto –fu luce– fu luce –fu così luce– che
forse mai luce fu per me più luce!
c’è un piacere che insegue non piacere
ma un qualunque pretesto pensai
per germogliare da se stesso e
che è poi l’essenza –magari– del ventre
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Claudio Castellani è nato a Caravaggio nel 1949































