Michele Sisto/La poesia tedesca contemporanea: un giardino in progresso



Ripro­po­niamo un inter­vento  di Michele Sisto apparso su Alfabeta2, n. 19. mag­gio 2012. Michele Sisto è un ani­ma­tore del sito germanistica.net–

 

 

Nel 1994 l’antologia einau­diana Nuovi poeti tede­schi si chiu­deva con un testo di Durs Grün­bein dedi­cato all’amico e rivale (non com­preso nell’antologia) Tho­mas Kling, capo­fila rico­no­sciuto dello spe­ri­men­ta­li­smo for­male. L’anno suc­ces­sivo, come ha osser­vato Heri­bert Tom­mek («Alle­go­ria» 62), si con­suma lo scon­tro deci­sivo tra i due poeti: repli­cando la mossa com­piuta trent’anni prima da Enzen­sber­ger, Grün­bein prende le distanze dall’avanguardia e si avvia ad assu­mere la posi­zione di poeta ‘neo-classico’ rap­pre­sen­ta­tivo della nazione. Il con­fe­ri­mento del pre­mio Büch­ner, nel ’95, san­ci­sce il suc­cesso della linea Enzensberger-Grünbein – quella dei poe­tae docti, tra cui si pos­sono anno­ve­rare anche il primo Sebald e Raoul Schrott – e l’ulteriore mar­gi­na­liz­za­zione della linea con­trap­po­sta – ten­dente ora al pop ora alla sov­ver­sione sti­li­stica – che va da Rolf Die­ter Brink­mann a Kling, pas­sando per Oskar Pastior.(Leggi Oskar Pastior sul nostro blog). L’opposizione è sche­ma­tica, natu­ral­mente, ma può ser­vire per un primo orien­ta­mento: se Nuovi poeti tede­schi (curata da Anna Chiar­loni) pen­deva più verso la prima delle due linee, e la suc­ces­siva anto­lo­gia Le sto­rie sono finite e io sono libero (a cura di Mau­ri­zio Pirro, Mar­cella Costa e Ste­fa­nia Sbarra, Liguori 2003) si col­lo­cava a metà strada, que­sta Rico­stru­zioni. Nuovi poeti di Ber­lino (a cura di The­re­sia Pram­mer, Libri Schei­wil­ler 2011), docu­menta soprat­tutto la recente evo­lu­zione della seconda.

Il volume curato da The­re­sia Pram­mer con l’aiuto di una pic­cola, agguer­rita squa­dra di tra­dut­tori (Ales­san­dro Bal­dacci, Gio Batta Buc­ciol, Dona­tella Cataldi, Irene Fan­tap­piè, Fede­rico Ita­liano, Monica Luma­chi, Camilla Miglio, Enza Scu­deri), rac­co­glie testi di autori nati tra il ’62 e l’82, giunti a Ber­lino da tutta l’area ger­ma­nica, e acco­mu­nati da «un rap­porto assai aperto, disin­volto, con la lin­gua della poe­sia», «un livello molto ele­vato di con­sa­pe­vo­lezza tec­nica e teo­rica» e una vasta cul­tura let­te­ra­ria che meta­bo­lizza avan­guar­die sto­ri­che ed espe­rienze espres­sive più recenti. Quasi tutti «sono anche tra­dut­tori e cri­tici, e hanno alle spalle una lunga espe­rienza di “socia­liz­za­zione poetica”».

L’operazione ten­tata con Rico­stru­zioni è dun­que corag­giosa quanto rischiosa. Quella degli autori anto­lo­giz­zati è infatti una poe­sia ‘dif­fi­cile’ (e tanto più dif­fi­cile da tra­durre), pro­fon­da­mente inse­diata com’è nella lin­gua tede­sca, nella sua tra­di­zione sto­rica e nella sua vita­lità pre­sente (non a caso Grün­bein è ampia­mente tra­dotto in Ita­lia, men­tre man­cano anto­lo­gie di Brink­mann, Pastior o Kling, e quella di Drae­sner, uscita nel 2009 per Lavieri, si deve alla stessa Pram­mer). Inol­tre, è una poe­sia che può appa­rire ‘lon­tana’, pro­prio per­ché nasce nello spe­ci­fico dia­logo interno alla comu­nità poe­tica ber­li­nese. La scom­messa del volume è pro­prio que­sta: non tanto sele­zio­nare il fiore della poe­sia tede­sca con­tem­po­ra­nea nei suoi risul­tati indi­vi­duali, quanto rac­con­tare un «giar­dino in pro­gresso», come lo defi­ni­sce Pram­mer citando Bre­cht: tra­smet­tere qual­cosa dello straor­di­na­rio milieu che si è creato a Ber­lino dopo il ’90 in seguito alla fusione dei due campi let­te­rari tede­schi, occi­den­tale e orien­tale, e di quanto finora que­sto milieu ha pro­dotto, non ultimo un «rina­sci­mento poe­tico» che è allo stesso tempo della poe­sia e della città.

I testi sono dun­que impor­tanti, ma il con­te­sto, qui, lo è altret­tanto: non si può cogliere il fascino di que­sta poe­sia se si pre­scinde dal par­ti­co­la­ris­simo humus da cui nasce, fatto di let­ture, dibat­titi pub­blici e poetry-slam (al Café Bur­ger, al Kvar­tira, alla Lite­ra­tur­werk­statt), di nuclei auto-organizzati (Lau­ter Nie­mand, Sing-Akademie, Rum­ba­lotte), di “offi­cine” pri­vate (il Cir­colo let­te­ra­rio di Rinck, Drae­sner, Jack­son e Falb), di pro­getti col­let­tivi (come il libro di poe­tica scritto a più mani da Jack­son, Falb, Rinck, Cot­ten e Popp), di siti inter­net (forum der 13, lyri­kline, lyrik­kri­tik, poe­ten­la­den), di rivi­ste («Löse Blat­ter», «Inten­den­zen», «Zwi­schen den Zei­len», «BELLA tri­ste»), di case edi­trici (koo­k­books), di mae­stri (Hei­ner Mül­ler, Vol­ker Braun, Bert Papen­fuß, Elke Erb, Herta Mül­ler, Gerhard Fal­k­ner), di cantautori-poeti (Jan Bött­cher, Bruno Fran­ce­schini), di biblio­fili e “inva­sati” della poesia.

Si giu­sti­fi­cano così pie­na­mente la deci­sione, che a tutta prima potrebbe appa­rire biz­zarra, di anto­lo­giz­zare poeti ‘di Ber­lino’, e di con­se­guenza i cri­teri adot­tati: limi­tare il numero dei poeti a 12 (Ulrike Drae­sner, Ulf Stol­ter­foht, Lutz Sei­ler, Joh­nan­nes Jan­sen, Marion Posch­mann, Monika Rinck, Sabine Scho, Hen­drik Jack­son, Jan Wag­ner, Daniel Falb, Stef­fen Popp, Ann Cot­ten), anto­lo­giz­zarli ampia­mente (almeno una decina di testi cia­scuno), dedi­care a tutti una cir­co­stan­ziata intro­du­zione, e soprat­tutto – scelta par­ti­co­lar­mente apprez­za­bile – dare un sag­gio anche dei loro scritti di poe­tica. È qui che si vede meglio la con­nes­sione tra il milieu e la pro­du­zione varie­gata e spesso con­flit­tuale di quella che è stata defi­nita «la prima gene­ra­zione senza parole d’ordine».

Indi­vi­duarne i tratti comuni, così come valu­tarne gli esiti, richie­de­rebbe un discorso lungo e com­plesso. Si può invece met­tere a fuoco, attra­verso una breve con­sta­ta­zione di Ann Cot­ten, un dato macro­sco­pico, che marca al tempo stesso la distanza tra le linee Enzensberger-Grünbein e Brinkmann-Kling così come tra ciò che la poe­sia è stata nel secondo Nove­cento e ciò che forse sta tor­nando a essere: «Le poe­sie – scrive Cot­ten – oggi, qui a Ber­lino, tra i gio­vani, rive­stono una fun­zione simile a quella che la musica pop svolge nelle nostre vite».


 

 




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     luglio 26, 2012 Pubblicato in Articoli, Poesia -       Leggi Tutto
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