Brooklyn/Il quartiere degli scrittori
Riproponiamo qui un articolo del settimanale inglese The Economist, apparso in traduzione italiana su Internazionale n. 957 del 13 luglio 2012–
Gli abitanti di Brooklyn, ormai, sono abituati a vedere la star del cinema Paul Giamatti che accompagna il figlio a scuola. Se Björk passeggia in incognito – jeans e felpa extra large – per la Brooklyn promenade, nessuno batte ciglio. Ma quando si è sparsa la voce che Martin Amis ha sborsato 2,5 milioni di dollari per una tipica casetta in arenaria di quattro piani a Cobble Hill, la notizia ha fatto il giro della città. “Un inglese a Brobo”, ha titolato il New York Observer, utilizzando il soprannome in voga per Brownstone Brooklyn, la parte occidentale e imborghesita di Brooklyn, il distretto più popolato di New York City.
Subito i blogger si sono fatti avanti dando suggerimenti ad Amis su come evitare i ladri di iPhone o su come iscriversi al circolo di tennis del quartiere. Ma dietro queste scherzose premure c’è un calcolo tremendamente serio: se uno scrittore del calibro di Amis – un britannico – ha scartato Manhattan per Brooklyn, forse finalmente la scena letteraria del quartiere è diventata una cosa seria.
Ora Amis è naturalmente associato al rinascimento letterario di Brooklyn. Forse è salito sulla metro diretto a Fort Green, dove vive Jennifer Egan, che l’anno scorso si è guadagnata il premio Pulitzer con Il tempo è un bastardo e che vive poco lontano dall’altra vincitrice del premio, Jumpa Lahriri. Qualche fermata di metro più a est, a Park Slope, si potrebbe riempire una libreria con le opere degli scrittori più conosciuti del vicinato, tra cui Paul Auster, Rick Moody e la coppia-prodigio Jonathan Safran Foer e Nicole Krauss. Ma per farsi un’idea più realistica del fermento letterario che si è scatenato a Brooklyn, Amis dovrebbe scendere qualche gradino della catena alimentare letteraria, per saggiare la profusione di riviste locali, stampa indipendente, librerie e perfino scuole di scrittura autoctone, che stanno trasformando questo quartiere, un tempo ribelle, in quella che molti hanno cominciato a chiamare la rive gauche newyorchese.
Brooklyn ospita scrittori da sempre. Nel 1855 Walt Whitman fece stampare la prima edizione di Foglie d’erba in una tipografia di Brooklyn Heights. E autori tra loro diversi come Hart Crane, W.H. Auden, Richard Wright, Norman Mailer e Carson McCullers hanno vissuto tutti, in momenti diversi, nella stessa strada di Brooklyn Heights affacciata sull’East river, come racconta Evan Hughes nel libro Literary Brooklyn.
Ma, per gran parte della sua storia, Brooklyn si è fatta conoscere per la sua fervente attività industriale – e per il degrado urbano che ne è seguito – più che per la sua vitalità artistica. Un tempo bucolica colonia agricola olandese, Brooklyn è stata la meta di varie ondate di immigrati.
Nel giro di un secolo la popolazione del quartiere è passata dagli undicimila abitanti del 1820 agli oltre due milioni del 1920. A un certo punto, metà dello zucchero consumato negli Stati Uniti era raffinato a Brooklyn, e il distretto ospitava migliaia di fabbriche che producevano ogni sorta di bene di consumo, dagli orologi ai sigari. A partire dagli anni cinquanta, però, le forze della globalizzazione hanno spazzato via gran parte del settore manifatturiero, lasciandosi alle spalle una terra desolata di criminalità organizzata, case popolari fatiscenti e spaccio di droga endemico. Il rinascimento letterario di oggi, tuttavia, non solo è sorto dalle ceneri della Brooklyn industriale, ma in molti sensi deve a lei la sua esistenza. Se non altro per i meravigliosi palazzetti dell’ottocento in pietra arenaria, i cosiddetti brownstone, che hanno convinto tanti artisti e creativi, tra cui molti scrittori, a scappare dagli affitti stellari di Manhattan.
Le vecchie aree industriali di Brooklyn offrono inoltre uffici economici e spaziosi per piccole case editrici decise ad allontanarsi dai mostri sacri di Manhattan.
In questo modo si è creata una sorta di industria letteraria integrata, dove aspiranti poeti e scrittori non si limitano a incontrare altri dilettanti nel caffè del quartiere, ma trovano a disposizione ottime scuole di scrittura, librerie eccellenti, serate di reading e una proliferazione di riviste e case editrici minori.
La prima stazione di questa catena di montaggio letteraria è il Sackett street writers’ workshop, una scuola di scrittura indipendente nata nel 2002. All’epoca era animata da otto scrittori che si ritrovavano seduti al tavolo della cucina di Julia Fierro. Dieci anni dopo Sackett street ha venti insegnanti e ha formato più di 1.400 scrittori. “Brooklyn è piena di scrittori fantastici, c’è tanta di quella gente che ha un romanzo chiuso nel cassetto della scrivania”, dice Fierro, che ha studiato al prestigioso Iowa writers’ workshop. “Quando ho aperto la scuola di Sackett street sono rimasta sorpresa nel trovarmi davanti scrittori in erba così bravi, altrettanto creativi, impegnati e raffinati dei miei colleghi dell’Iowa”.
Dopo aver terminato un corso a Sackett street, un giovane scrittore può inviare il suo lavoro a una delle migliori riviste letterarie di Brooklyn, come One Story o n+1 (fondate da autori come Chad Harbach, Keith Gessen e Benjamin Kunkel prima che publicassero i loro romanzi), o a una qualsiasi tra le decine di piccole case editrici del quartiere. Quella di Johnny Temple, l’editore di Akashic Books, una delle realtà indipendenti più conosciute, è una classica storia di successo letterario di Brooklyn. Nel 1997, Temple, bassista del gruppo post-punk Girls Against Boys, ha cominciato a investire i suoi guadagni musicali in Akashic Books, mettendo al centro della sua piccola impresa romanzi cupi ed estremi che nessuna grande casa editrice avrebbe mai preso in considerazione. Cominciava a chiedersi quanto ancora avrebbe potuto tirare avanti con questa attività mangia-soldi, quando ricevette un’email da un amico, Adam Mansbach, che gli inviava il pdf della parodia di un libro di storie da leggere ai bambini. Il titolo: Go the fuck to sleep (Fai ’sta cazzo di nanna, Mondadori). Un best seller immediato che cambiò le sorti di Akashic Books.
“Fondamentalmente ho avuto l’amico giusto”, dice Temple a proposito della pubblicazione del libro di Mansbach. In questa modestia si nasconde il segreto del successo letterario di Brooklyn. Con tanti editori e scrittori che si ritrovano gomito a gomito, la prima cosa che fa un autore quando ha un buon libro da pubblicare è proprio quella di inviare un’email a un amico.
Jennifer Egan dice di non accorgersi granché della presunta folla di talenti letterari emigrati a Brooklyn. “Non frequento molti scrittori qui”, dice. Ma poi racconta che i suoi figli giocano con quelli di Diana Son, sceneggiatrice della serie tv Law and order. “Sì, parliamo di scrittura”, ammette con un sorrisetto.
Riuscite a immaginare Martin Amis che negozia i diritti per l’adattamento tv di un suo romanzo con la mamma del compagno di giochi dei figli?































