Gore Vidal/La mia opera, le nostre opere, destinate a scomparire



Recen­te­mente mi è capi­tato di dichia­rare davanti a un regi­stra­tore di pas­sag­gio che un tempo ero un famoso roman­ziere. Dopo che mi è stato pre­mu­ro­sa­mente assi­cu­rato che ero ancora letto e cono­sciuto, ho spie­gato che cosa inten­devo dire.

Al giorno d’oggi non esi­ste un roman­ziere famoso, così come non esi­ste un poeta famoso. Uso l’aggettivo nel senso stretto del ter­mine. Secondo le fonti, essere famosi vuol dire essere qual­cuno di cui si parli molto, soli­ta­mente in buoni ter­mini, ed è una verità pro­prio depri­mente e inglo­riosa. Eppure, trent’anni fa, i romanzi veni­vano per dav­vero letti e discussi da quelli che non li scri­ve­vano, o addi­rit­tura nem­meno li leg­ge­vano. A quei tempi un libro poteva diven­tare famoso, ma l’odierno pub­blico di rado men­ziona un libro a meno che, come “Il codice da Vinci”, non sia stato meta­mor­fiz­zato in un film che sfidi la religione.

Al con­tra­rio di quanto molti cre­dono, la fama let­te­ra­ria non ha nulla a che vedere con l’eccellenza o con la vera glo­ria. Per qua­lun­que arti­sta, la fama è la misura di quanto l’agorà trovi inte­res­sante la sua ultima opera. Se ciò che ha scritto è noto sola­mente a pochi altri pro­fes­sio­ni­sti, o ai fana­tici (Faul­k­ner para­go­nava gli amanti della let­te­ra­tura agli alle­va­tori di cani, pochi per numero ma fol­le­mente appas­sio­nati di pedi­gree), allora l’artista non solo non è famoso, ma è irri­le­vante per la sua epoca, l’unica che ha, e nep­pure può sognare, come faceva Sten­d­hal, avidi let­tori in un secolo futuro.

Se romanzi e poe­sie non rie­scono a inte­res­sare l’agorà di oggi, entro l’anno 3091 que­sti manu­fatti non esi­ste­ranno più, se non come oggetti di inte­resse ceno­bi­tico. Que­sta non è una cosa buona o cat­tiva. Sem­pli­ce­mente non è una cosa famosa.

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Que­sta pagina è tratta da “Gore Vidal, Navi­gando a vista”, Fazi Edi­tore 2006

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     agosto 2, 2012 Pubblicato in Articoli, Autori -       Leggi Tutto
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